In sintesi: l’avvio di settimana sui listini europei sconta il pesante sell-off tecnologico che venerdì ha travolto Wall Street, con il Nasdaq alla peggior seduta da oltre un anno. A Milano il FTSE MIB resta poco sotto la parità, in area 49.800 punti, mostrandosi più resistente delle altre piazze. Sullo sfondo torna a pesare la geopolitica: il petrolio corre (Brent oltre +5%) dopo la nuova escalation tra Israele e Iran. Riflettori puntati sulla riunione della BCE dell’11 giugno.

Apertura europea: l’eco del tonfo di Wall Street

Alle 9:20 di questa mattina il FTSE MIB segna un calo contenuto, nell’ordine dello 0,2%, sopra quota 49.700 punti. Un avvio che assomiglia più a un assestamento prudente che a una vera capitolazione, soprattutto se confrontato con quanto visto venerdì oltreoceano. Più marcate le flessioni delle altre piazze del Vecchio Continente: Francoforte (DAX) cede oltre un punto percentuale, mentre Parigi (CAC 40) e Zurigo (SMI) viaggiano anch’esse in territorio negativo. Londra (FTSE 100) appare la più composta.

La debolezza europea, come spesso accade dopo una seduta americana così negativa, sembra in larga parte importata. Venerdì 5 giugno Wall Street ha archiviato una giornata pesantissima: l’S&P 500 ha lasciato sul terreno il 2,64% a 7.384 punti e il Dow Jones l’1,35% a 50.867 punti, ma il vero protagonista in negativo è stato il Nasdaq, crollato di oltre il 4%. Secondo CNBC si è trattato della peggior seduta dell’indice tecnologico dai giorni della guerra dei dazi di inizio 2025.

Anche l’Asia ha pagato dazio: in mattinata Tokyo e Shanghai chiudono o trattano in netto ribasso, a conferma di un clima di avversione al rischio che, almeno per ora, sembra avere respiro globale.

Il nodo dei semiconduttori: valutazioni di nuovo sotto esame

Il cuore della tempesta resta il comparto dei chip. A innescare le vendite, riferiscono Reuters e CNBC, è stato un mix di fattori che si sono alimentati a vicenda. Da un lato i dubbi sulle valutazioni stellari raggiunte dai protagonisti dell’intelligenza artificiale: Nvidia avrebbe perso circa il 6%, scivolando sotto la soglia dei 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, mentre Micron, AMD e Qualcomm avrebbero ceduto oltre il 9%. A pesare sul sentiment c’è ancora l’onda lunga della trimestrale di Broadcom, le cui prospettive sui ricavi legati all’AI hanno verosimilmente deluso un mercato abituato ad alzare continuamente l’asticella.

Dall’altro lato, paradossalmente, un dato macroeconomico troppo forte. Il report sull’occupazione USA di maggio ha mostrato 172.000 nuovi posti di lavoro, circa il doppio delle attese, con la disoccupazione ferma al 4,3%. Un’economia così solida riduce, almeno nelle percezioni del mercato, lo spazio per tagli dei tassi da parte della Federal Reserve e ha spinto al rialzo i rendimenti dei Treasury. Per i titoli “growth”, e in particolare per quelli tecnologici scambiati a multipli elevati, un aumento dei tassi tende a comprimere il valore teorico: è probabilmente questo il meccanismo che ha amplificato il movimento.

Si è osservata, di conseguenza, una classica rotazione verso settori più difensivi come sanità e beni di consumo di base. È plausibile leggere la seduta di venerdì più come una correzione tecnica su un comparto surriscaldato che come l’inizio di un’inversione strutturale, ma è un’ipotesi che andrà verificata nei prossimi giorni.

Petrolio in fiammata: torna a pesare il Medio Oriente

Sul fronte delle materie prime, la giornata si apre con una netta tensione sull’energia. Stando ai dati riportati questa mattina da Borse.it, il Brent è arrivato a guadagnare fino al 5,1% toccando i 97,83 dollari al barile, mentre il WTI si è avvicinato ai 95 dollari. Il rialzo è legato alla ripresa degli attacchi tra Iran e Israele, che mette a rischio il fragile cessate il fuoco nella regione; Israele avrebbe colpito obiettivi militari in Iran in risposta ai lanci missilistici di Teheran, nonostante l’appello del presidente Trump al premier Netanyahu a non reagire.

Il nodo, come spesso accade, resta lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito energetico mondiale. Finché persiste l’incertezza geopolitica è verosimile che il greggio mantenga un “premio per il rischio” nelle quotazioni, con possibili ricadute, a cascata, su inflazione e titoli del comparto oil.

Milano: il risiko bancario continua a fare da contrappeso

Se il quadro internazionale è all’insegna della cautela, Piazza Affari trova un sostegno idiosincratico nel grande tema del consolidamento bancario. Secondo Il Sole 24 Ore, in avvio Milano vede protagonisti in rialzo MPS e Mediobanca, sull’onda delle ultime mosse del risiko: Intesa Sanpaolo ha annunciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria su Banca Monte dei Paschi di Siena, mentre resta sul tavolo il dossier Banco BPM. Sono dinamiche che, almeno in parte, sembrano controbilanciare la debolezza dei titoli più esposti al ciclo tecnologico.

Occhi puntati, come di consueto, anche su STMicroelectronics: il titolo dei semiconduttori di Piazza Affari è il più sensibile al sentiment sul comparto chip e potrebbe muoversi in sintonia con i pari globali. Da monitorare, infine, i titoli legati all’energia e alla difesa, tradizionalmente reattivi alle tensioni geopolitiche.

Cosa aspettarsi: la BCE all’orizzonte

L’appuntamento clou della settimana è la riunione della Banca Centrale Europea, attesa per l’11 giugno. Il mercato, secondo le valutazioni riportate da Milano Finanza, sembra orientarsi verso un rialzo prudenziale dei tassi di 25 punti base, in una logica “data-dependent”. Gli analisti di Amundi e BNP Paribas convergono su questa lettura, pur sottolineando che il consiglio direttivo guidato da Christine Lagarde difficilmente fornirà indicazioni vincolanti sulle mosse successive: la comunicazione dovrebbe concentrarsi sulla persistenza delle pressioni inflazionistiche, con l’inflazione core dell’Eurozona stimata intorno al 2,5%.

In questo contesto, la combinazione tra una BCE ancora in fase restrittiva, una Fed che il mercato fatica a immaginare in allentamento e un petrolio sostenuto dalla geopolitica delinea uno scenario in cui la prudenza, almeno nel breve, appare la posizione più diffusa tra gli operatori. Sarà probabilmente l’evoluzione sui chip e sul Medio Oriente a dettare il tono delle prossime sedute.