Piazza Affari guida l’Europa con un FTSE MIB sopra quota 48.500 punti, trainato dai conti record di UniCredit. Wall Street apre con prudenza, mentre il Brent torna a scendere sotto i 114 dollari. Londra unica nota stonata.

Il pomeriggio di martedì 5 maggio 2026 racconta un’Europa a due velocità, con Milano che sembra muoversi su un binario tutto suo. Alle 15:32 il FTSE MIB segnava +2,15% a quota 48.501 punti, una performance che probabilmente si avvicina ai massimi recenti dell’indice, dopo la chiusura negativa di ieri. A spingere il listino di Piazza Affari è soprattutto un fattore: i conti trimestrali di UniCredit.

UniCredit, il motore di Piazza Affari

L’istituto guidato da Andrea Orcel ha pubblicato un primo trimestre che, stando ai dati riportati da Milano Finanza e Il Sole 24 Ore, ha forse superato anche le stime più ottimistiche degli analisti. Utile netto a 3,2 miliardi di euro, in crescita del 16,1% su base annua, e — soprattutto — la revisione al rialzo del target di utile per fine 2026, ora indicato come “uguale o superiore a 11 miliardi” rispetto al precedente “circa 11 miliardi”.

Il titolo in mattinata viaggiava attorno al +3% e potrebbe trainare anche il resto del comparto bancario. Da segnalare che proprio oggi parte l’OPS su Commerzbank, l’operazione tedesca che da mesi tiene banco nelle cronache finanziarie europee: il titolo Commerzbank a Francoforte si muoveva in rialzo dell’1,4 circa per cento. Citi avrebbe confermato il rating buy con target a 84 euro, definendo l’utile ante imposte di UniCredit superiore del 16% rispetto al consenso.

Europa positiva, ma Londra fa eccezione

Il quadro continentale alle 15:32 mostrava il DAX a +1,38%, il CAC 40 francese a +0,63% e lo SMI svizzero a +0,43%. L’unico indice in territorio negativo, e con un calo significativo, era il FTSE 100 di Londra a -1,47%. Una debolezza che probabilmente va letta tenendo conto di un fattore tecnico: la borsa britannica ieri era rimasta chiusa per festività e oggi sta forse scontando in un’unica seduta i movimenti negativi di Wall Street del 4 maggio, quando i timori sul Medio Oriente avevano pesato sui listini.

Wall Street: apertura prudente, ma con segnali misti

I dati immortalati dallo screenshot mostrano i futures USA in territorio positivo: S&P 500 +0,58% a 7.243 punti, Dow Jones +0,51% a 49.189 e Nasdaq 100 +0,81% a 27.877. Va precisato che si tratta di valutazioni nei minuti precedenti l’apertura ufficiale di Wall Street (le 15:30 italiane corrispondono alle 9:30 di New York). Il messaggio del mercato americano sembrerebbe quindi quello di una partenza forse più costruttiva rispetto alla seduta di ieri, quando — secondo quanto riportato da ANSA — il Dow Jones aveva ceduto lo 0,33%, il Nasdaq lo 0,04% e l’S&P 500 lo 0,19%, penalizzati dalle tensioni nello Stretto di Hormuz.

Da monitorare nelle prossime ore le trimestrali in arrivo: secondo Trading Economics, questa settimana sono attesi i conti di Palantir, AMD, Pfizer e McDonald’s, dati che potrebbero condizionare la direzione degli indici nelle prossime sedute. Il VIX, l’indice della paura, restava sopra quota 18 punti, segnale di una volatilità ancora elevata.

Il nodo Hormuz e il petrolio in correzione

Il vero filo conduttore della giornata, però, resta lo Stretto di Hormuz. Le notizie sono contrastanti: gli Stati Uniti dichiarano di aver aperto un corridoio sicuro per il transito delle navi commerciali nell’ambito del cosiddetto “Project Freedom” voluto da Trump, e il colosso danese Maersk ha confermato il passaggio di una sua nave sotto scorta americana. Dall’altra parte, Teheran smentisce, e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito il Project Freedom “un progetto morto”.

In questo contesto, il Brent cedeva lo 0,88% a 113,4 dollari al barile e il WTI il 2,1% a 104,1 dollari secondo Il Sole 24 Ore Radiocor. Probabilmente si tratta di una correzione tecnica dopo i forti rialzi delle sedute precedenti, ma è ragionevole pensare che la volatilità sul comparto energy resterà elevata fino a quando non ci sarà chiarezza sulla durata effettiva delle interruzioni delle forniture.

Mercati emergenti e Asia

Il MSCI Emerging segnava un lieve -0,09%, mentre lo Shanghai Composite chiudeva a +0,11% e il TOPIX giapponese praticamente piatto a +0,04%. Da segnalare che le borse di Giappone, Corea del Sud e Cina continentale sono state chiuse per festività, il che spiega gli scambi ridotti. Il MSCI World consolidava un +0,45%, in linea con il sentiment generalmente costruttivo.

BCE: l’incognita tassi

Sullo sfondo c’è anche la questione monetaria. Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo BCE e presidente della Bundesbank, ieri ha riportato in auge l’ipotesi di un possibile rialzo dei tassi a giugno se l’inflazione non mostrerà miglioramenti significativi. Una posizione che, se confermata da altri membri del board, potrebbe rappresentare un cambio di passo importante per l’Eurozona. Lo spread BTP/Bund rimaneva poco mosso sotto gli 83 punti base, con il decennale italiano al 3,92%.

Cosa aspettarsi nelle prossime ore

Il pomeriggio sembra orientato verso un consolidamento dei guadagni in Europa, con Milano probabilmente ben posizionata per chiudere la seduta sui massimi di giornata. Gli sviluppi su Hormuz restano però la variabile più imprevedibile: ogni titolo in arrivo dal Medio Oriente potrebbe ribaltare rapidamente il sentiment. Sul fronte USA, l’apertura positiva forse non basta a dichiarare archiviata la fase di nervosismo che ha caratterizzato le ultime sedute, soprattutto in vista del dato sui non-farm payrolls di aprile atteso per venerdì.