2 aprile 2026 — Una giornata pesante, forse tra le più complesse degli ultimi mesi. I mercati globali hanno aperto la seduta di giovedì con il segno meno stampato ovunque, e al pomeriggio, con l’apertura di Wall Street, la situazione non sembra migliorare in modo significativo.

Il catalizzatore è ben preciso: il discorso tenuto nella notte da Donald Trump, in cui il presidente americano ha annunciato nuovi attacchi all’Iran nelle prossime due o tre settimane, escludendo di fatto qualsiasi prospettiva di soluzione rapida del conflitto in Medio Oriente. Invece di proclamare la vittoria o chiarire la propria strategia, Trump ha riacceso i timori di un aumento dell’inflazione e di un rallentamento della crescita economica. Risultato: i mercati hanno risposto nel modo più diretto possibile, scaricando rischio.

Europa: rosso diffuso, Milano tra le peggiori

I dati parlano chiaro. Al pomeriggio del 2 aprile il FTSE MIB cedeva circa l’1,81% a quota 44.887 punti, in scia a un’Europa che nel complesso ha pagato cara l’incertezza geopolitica. Il DAX tedesco si è mostrato probabilmente il più vulnerabile, con un calo intorno al 2,27% a 22.769 punti. Più contenute, ma comunque in rosso, Parigi (CAC 40 -1,31% a 7.877) e Londra (FTSE 100 -0,30% a 10.333).

Le borse asiatiche hanno già scontato il peggio a mercati chiusi: Seoul ha perso il 4,47% con l’indice Kospi, mentre il Nikkei di Tokyo ha concluso la seduta cedendo il 2,40%. Un segnale che probabilmente pesava già sugli investitori europei sin dal mattino.

Il nodo energetico: petrolio oltre i 109 dollari

L’unico settore a fare festa in una giornata così è quello energetico. Il petrolio Brent ha accelerato fino a quasi 109 dollari al barile, con un rialzo di circa il 7%, mentre il gas europeo è salito del 6% a circa 50 euro per megawattora. In questo contesto, a Piazza Affari i titoli oil come Eni e Tenaris hanno probabilmente limitato i danni complessivi dell’indice, mentre il resto del listino soffriva.

Secondo gli analisti di S&P, il conflitto in Medio Oriente ha prodotto il più ampio shock dell’offerta energetica mai registrato, neutralizzando un quadro precedentemente favorevole per l’economia globale. Non un quadro rassicurante, e probabilmente non si risolverà nel breve termine.

Wall Street apre in ribasso: S&P, Nasdaq e Dow tutti in territorio negativo

Al pomeriggio italiano, con l’apertura di Wall Street, la situazione ha confermato le attese più pessimistiche. Secondo i dati disponibili, l’S&P 500 si trovava intorno a quota 6.483 con una perdita di circa l’1,41%, il Dow Jones cedeva l’1,31% a 45.956 punti e il Nasdaq 100 perdeva quasi il 2% a 23.544 punti. I mercati americani sembrano quindi allineati alla debolezza globale, senza che si intravedano per ora catalyst positivi sufficienti a invertire la rotta nel breve.

Inflazione e tassi: il vero rischio di fondo

Il problema potenzialmente più serio non è forse l’andamento di oggi, ma ciò che potrebbe derivarne nelle prossime settimane. Intesa Sanpaolo stima che lo shock energetico legato alla guerra nel Golfo potrebbe portare l’inflazione dell’area euro al 3,3% nel 2026, con picchi probabilmente superiori al 4%. Se questo scenario si concretizzasse, le banche centrali potrebbero trovarsi costrette a rivedere le proprie posizioni sui tassi, rendendo l’ambiente finanziario ancora più complicato per gli asset rischiosi.

S&P ha già indicato la possibilità che sia la BCE che la Bank of England decidano un rialzo dei tassi entro la fine di giugno. Non è un’ipotesi remota, e i mercati probabilmente la stanno già scontando, almeno in parte.

Spread e BTP: qualche segnale di tensione

Sul mercato obbligazionario italiano lo spread BTP-Bund si è allargato a 90 punti base nella mattinata, quattro punti in più rispetto alla chiusura precedente di 86 punti, con il rendimento del BTP decennale salito al 3,93% dal 3,85% di mercoledì sera. Un movimento contenuto, ma che vale la pena monitorare se la pressione sugli asset rischiosi dovesse persistere.

Prospettive: cautela è probabilmente la parola giusta

È difficile fare previsioni precise in un contesto simile. Quello che sembra abbastanza chiaro è che finché non ci sarà una svolta concreta sul fronte iraniano, i mercati resteranno probabilmente sensibili a qualsiasi dichiarazione proveniente da Washington. Come già visto nella seduta di martedì, anche una notizia non confermata su possibili trattative è stata sufficiente a far schizzare l’S&P 500 verso l’alto, a dimostrazione di quanto il mercato sia reattivo a qualsiasi spiraglio di distensione.

Nel frattempo, il petrolio alto e l’incertezza geopolitica resteranno probabilmente i temi dominanti almeno fino a fine aprile. Chi segue i mercati farà bene a tenere d’occhio sia le dichiarazioni della Casa Bianca sia i dati macro in uscita nei prossimi giorni, in particolare quelli sull’inflazione americana.

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