Il giorno dopo aver sfondato la soglia psicologica dei 50.000 punti per la prima volta dai tempi della bolla dot-com, Piazza Affari tira il fiato. Alle 9:18 il Ftse Mib cede l’1% a quota 49.549 punti, in linea con un’Europa che apre tutta in territorio negativo: Dax -0,80% a 24.261, Cac 40 -0,54% a 8.039, Ftse 100 -0,75% a 10.295. Tiene solo lo Smi svizzero, in marginale rialzo dello 0,12%.

A pesare sui listini del Vecchio Continente è probabilmente la delusione per l’esito del summit Trump-Xi a Pechino. Dopo le aperture concilianti della vigilia — con il presidente americano che ha parlato di colloqui “eccellenti” e Xi Jinping che ha auspicato un “2026 anno di svolta” per le relazioni sino-americane — la scarsità di dettagli concreti sui dossier più caldi (dazi, semiconduttori, terre rare, Iran) sta raffreddando l’entusiasmo. Gli analisti, riporta Il Sole 24 Ore, restano scettici sul fatto che dall’incontro emergano accordi vincolanti nell’immediato.

L’Asia in vendita sul tech

Il segnale d’allarme arriva soprattutto dalle piazze asiatiche, dove la presa di profitto sui tecnologici è stata particolarmente violenta. Il Kospi coreano ha perso oltre il 6% dopo aver toccato un nuovo record sopra gli 8.000 punti, con Samsung Electronics in calo di oltre il 5% appesantita anche dall’annuncio di uno sciopero di 18 giorni del sindacato a partire dal 21 maggio. Il Nikkei giapponese ha ceduto oltre il 2%, lo Shanghai Composite — visibile anche nei dati di apertura europea — segna -1,02% a 4.135 punti.

La correzione potrebbe riflettere un mix di fattori: da un lato le prese di profitto su titoli reduci da rally vertiginosi legati all’intelligenza artificiale (secondo Manulife Investment Management, Samsung e SK Hynix insieme rappresentano ormai un record del 42,2% dell’indice Kospi), dall’altro la cautela sul fatto che il vertice potrebbe non sbloccare nel breve l’allentamento dei controlli USA sull’export di chip avanzati verso la Cina.

Wall Street tiene, ma i futures cedono

A differenza dell’Europa e dell’Asia, i listini americani mostrati nel quadro di metà mattina chiudono ancora positivi i conti della seduta precedente: S&P 500 +0,77% a 7.501, Dow Jones +0,75% a 50.063, Nasdaq 100 +0,73% a 29.580 — tutti livelli record assoluti, sostenuti anche dalla notizia riportata da Reuters secondo cui l’amministrazione Trump avrebbe autorizzato circa dieci aziende cinesi ad acquistare il chip H200 di Nvidia. Tuttavia i futures di stamattina viaggiano in rosso (S&P 500 future -0,45% circa), segnalando che probabilmente anche New York oggi aprirà in difesa.

L’indice MSCI Emerging perde l’1,27%, l’MSCI World cede lo 0,12%: un sentiment globalmente cauto, in attesa che il summit di Pechino si concluda con dichiarazioni finali più concrete entro la giornata.

Italia, riflettori su S&P stasera

Per Piazza Affari il vero appuntamento è però stasera, a mercati chiusi: arriva il giudizio di S&P Global sul debito sovrano italiano, attualmente a BBB+ con outlook positivo dopo l’upgrade di gennaio. Difficile attendersi un’azione immediata — secondo MilanoFinanza è probabile che l’agenzia segua la linea di prudenza tracciata nelle ultime settimane dalle altre — ma il tono del comunicato sarà letto con attenzione. S&P aveva già premiato la resilienza dell’economia italiana di fronte all’incertezza tariffaria e ai surplus delle partite correnti, sottolineando che il consolidamento di bilancio “sta procedendo gradualmente” con il deficit nominale atteso sotto il 3% del PIL nel 2026.

In parallelo Fitch si esprimerà su Germania e Grecia, mentre DBRS sul Portogallo. Lo spread Btp-Bund resta in area 74-75 punti base, sui minimi degli ultimi anni.

Trimestrali in scia: focus su Unipol e MFE

Sul fronte societario continua la stagione dei conti del primo trimestre. Unipol ha pubblicato ieri risultati solidi: utile netto in crescita del 6,2% su base annua a 433 milioni di euro, sostenuto dal contributo della partecipazione in Bper. MFE-MediaForEurope ha sorpreso in positivo con un Ebit di 13,6 milioni contro un consenso aziendale che indicava -14 milioni, grazie alla riduzione dei costi; il gruppo vede una performance in deciso miglioramento nei prossimi trimestri, soprattutto nel quarto. Più complicata la situazione di Geox, con ricavi in calo del 12,5% a 165,3 milioni e una guidance 2026 che indica una flessione “mid to high single digit”.

Fitch nel frattempo ha alzato il rating di Tim a BB+ con outlook stabile, un passaggio che potrebbe sostenere il titolo nelle prossime sedute.

Petrolio e Iran, la variabile esplosiva

Il quadro resta condizionato dalla questione iraniana. Il Brent sale dell’1,22% a 107 dollari, il Wti dell’1,44% a 102,63. Su base settimanale il greggio guadagna circa il 6-7%, complice il fragile cessate il fuoco e il nuovo episodio del sequestro di una nave da parte del personale iraniano al largo degli Emirati segnalato ieri. Trump, in un’intervista a Fox News del 14 maggio, ha avvertito: “Non avrò ancora molta pazienza, bisogna raggiungere un accordo”.

Secondo Vanda Insights, citata da MilanoFinanza, “poiché il vertice di Pechino non ha prodotto alcun passo avanti sull’Iran, l’attenzione del mercato torna sullo stallo e su uno Stretto bloccato, con il rischio estremo di una nuova escalation militare”. JP Morgan continua a stimare il Brent intorno ai 100 dollari per gran parte del 2026.

La giornata in agenda

In mattinata sono attesi l’inflazione finale ad aprile in Italia (ore 10) e il bollettino economico della Bce. Nel pomeriggio negli Stati Uniti l’indice Empire Manufacturing di maggio (14:30) e la produzione industriale di aprile (15:15). Il cambio euro/dollaro scambia in marginale calo a 1,1645.

In sintesi, la giornata si profila come una pausa di riflessione dopo i recenti rialzi. Il Ftse Mib aveva sfiorato ieri il record storico assoluto del marzo 2000 (50.109 punti) e oggi probabilmente tenterà di assestare i guadagni in attesa di catalyst più definiti: il comunicato finale di Pechino, il giudizio S&P e — sullo sfondo — l’evoluzione dello scenario mediorientale, che resta il vero jolly per i mercati globali.