Piazza Affari apre in controtendenza e prova ad allungare oltre quota 47.900 punti, mentre il resto del Vecchio Continente parte sotto la parità. Sul mercato pesano lo stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran, il greggio sopra i 100 dollari e l’attesa per il verdetto della Federal Reserve di domani sera.

Un’apertura a due velocità per le piazze del Vecchio Continente

L’avvio di seduta di oggi sui listini europei racconta bene il momento di tensione che stanno vivendo gli investitori. Nei primi minuti di contrattazione il Ftse Mib si è mosso in territorio positivo, salendo dello 0,54% a quota 47.934 punti, mentre Francoforte cedeva lo 0,30%, Parigi arretrava dello 0,08% e Londra limava dello 0,02%. Numeri che, secondo quanto rilevato da Milano Finanza, fotografano un mercato che probabilmente sta cercando un equilibrio tra spinte opposte.

Da una parte ci sono i timori legati al fronte geopolitico, dall’altra la consapevolezza che alcuni settori — quello energetico in particolare — stanno beneficiando di un contesto favorevole. Lo spread tra Btp decennale e Bund tedesco si è portato in area 80 punti base, un livello che resta storicamente contenuto e che testimonia una certa fiducia degli investitori sul debito italiano in vista dell’asta dei Bot di oggi.

Petrolio sopra i 100 dollari: il nodo Stretto di Hormuz

Il vero protagonista della giornata, ancora una volta, è probabilmente il petrolio. Il future sul Brent ha superato i 101 dollari al barile nelle ultime sedute, sostenuto dall’incertezza che circonda lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa un quinto delle forniture petrolifere mondiali. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e ripreso da Milano Finanza, Donald Trump e i suoi consiglieri alla sicurezza nazionale si mostrerebbero scettici sull’offerta iraniana di riaprire lo Stretto e di sospendere temporaneamente le trattative sul nucleare.

A complicare il quadro ci sono le dichiarazioni del Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, che ha escluso un rinnovo dell’esenzione per l’acquisto di petrolio russo e iraniano attualmente in mare. Una mossa che, se confermata, potrebbe ridurre ulteriormente l’offerta globale e mantenere alta la pressione sui prezzi.

In questo contesto Goldman Sachs ha rivisto al rialzo le sue stime: per il quarto trimestre 2026 la banca americana vede ora il Brent a 90 dollari e il Wti a 83 dollari al barile, un aggiornamento che probabilmente continuerà a sostenere i titoli del comparto energetico nelle prossime settimane.

Eni, Saipem e Tenaris guidano Piazza Affari

Sul listino milanese le luci sono accese soprattutto sui titoli oil. Eni ha guadagnato circa il 2% in apertura, attestandosi attorno ai 23,48 euro, mentre Saipem e Tenaris sono salite rispettivamente dello 0,75% e dello 0,71%. Secondo le rilevazioni di MF-Milano Finanza, il Cane a sei zampe sta accelerando in modo deciso sul fronte del refining: gli investimenti tecnici della controllata Enilive sono quasi raddoppiati nel primo trimestre 2026, passando da 33 a 63 milioni di euro (+91% anno su anno), trainati dai progetti di bioraffinazione a Venezia e Gela.

Una crescita simile si registra anche nell’area refining tradizionale, dove gli investimenti sono saliti da 74 a 137 milioni di euro (+85%) per la conversione del sito di Livorno in bioraffineria. Sul fronte internazionale, Eni e Repsol puntano ad aumentare la produzione del giacimento di gas Cardon IV in Venezuela fino a 645 milioni di piedi cubi al giorno, secondo quanto dichiarato il 27 aprile dal responsabile dell’industria petrolifera venezuelana.

Il banking italiano nel mirino: Mps, Bper e il dossier Commerzbank

Tra i bancari, Mps e Bper sono partite con il piede giusto, in scia a un sentiment che continua a premiare il comparto del credito italiano. Sullo sfondo resta il dossier UniCredit-Commerzbank: secondo quanto riportato da MarketScreener, la banca tedesca starebbe valutando contatti con altri istituti per frenare l’avanzata di Piazza Gae Aulenti, che nel frattempo ha consolidato la sua posizione ormai vicina al 10% in Generali.

Intesa Sanpaolo ha posticipato dal 5 all’8 maggio il Cda sui risultati del primo trimestre 2026, una decisione che probabilmente avrà un impatto limitato sul titolo nelle prossime sedute ma che merita attenzione per chi segue il settore.

Fed: tassi fermi quasi certi, ma il vero spettacolo è la conferenza stampa di Powell

Da oggi e fino a domani il Federal Open Market Committee è riunito a Washington per il terzo meeting del 2026. Le aspettative del mercato sono praticamente univoche: secondo i dati del CME FedWatch Tool, la probabilità di un mantenimento dei tassi nell’attuale fascia 3,50%-3,75% supera il 99%. Anche su Polymarket gli operatori prezzano una probabilità del 99,9% che non ci siano variazioni.

Il motivo è quasi ovvio: l’inflazione di marzo negli Stati Uniti ha accelerato al 3,3% anno su anno, in netta risalita dal 2,4% di febbraio, complici le tensioni geopolitiche. In questo scenario, secondo Lawrence Gillum di LPL Financial, sarà probabilmente “una riunione piuttosto noiosa” per quanto riguarda le decisioni sui tassi.

Ma l’attenzione è altrove. Questa potrebbe essere l’ultima conferenza stampa di Jerome Powell come presidente della Fed, dato che il suo mandato scade il 15 maggio. Il Dipartimento di Giustizia ha recentemente archiviato l’indagine penale a suo carico, spianando probabilmente la strada alla conferma di Kevin Warsh, nominato da Trump come successore. Gli investitori cercheranno indizi su come la nuova leadership potrebbe interpretare il mandato della banca centrale, soprattutto in un contesto di pressioni politiche crescenti sull’istituto.

Anche la BCE entrerà in scena giovedì 30 aprile, con una decisione che secondo gli analisti sentiti da Reuters potrebbe vedere un orientamento leggermente più hawkish del previsto, vista la spinta inflazionistica derivante dai prezzi energetici.

Cosa aspettarsi nelle prossime ore

Il calendario macro di oggi prevede, in serata europea, l’indice settimanale Redbook alle 14:55, l’indice Shiller sui prezzi delle case americane a febbraio alle 15:00 e la fiducia dei consumatori USA di aprile alle 16:00. Tre dati che, sommati alle dichiarazioni che arriveranno dai banchieri centrali, potrebbero generare volatilità soprattutto nel pomeriggio.

Il quadro complessivo suggerisce probabilmente una fase di attesa: i mercati sembrano voler attendere il verdetto della Fed prima di prendere posizioni nette. Per chi segue Piazza Affari, occhi puntati sul comparto energetico e sui bancari, due settori che continuano a essere i veri motori del Ftse Mib in questo inizio di settimana.