20 aprile 2026 – La settimana dei mercati finanziari si apre all’insegna della tensione. L’escalation nello Stretto di Hormuz, dopo che gli Stati Uniti hanno preso il controllo di una nave cargo battente bandiera iraniana nella serata di domenica, ha rimesso sotto pressione le Borse europee e spinto il prezzo del petrolio a ridosso di quota 100 dollari. Uno scenario che, con ogni probabilità, detterà il tono dell’intera settimana.

Piazza Affari in calo, pesano anche gli stacchi cedole
Il FTSE MIB ha chiuso la mattinata in territorio negativo, con un ribasso che si muove intorno allo 0,3%. Un calo che, a ben vedere, risulta meno marcato di quanto sembri: oggi è infatti il primo grande “dividend day” della stagione a Piazza Affari, e secondo le stime di mercato lo stacco delle cedole pesa da solo per circa lo 0,6% sull’indice principale.
A staccare le cedole più corpose sono diverse blue chip del listino. Unicredit distribuisce 1,7205 euro per azione come saldo, portando il dividendo complessivo a 3,149 euro. Ferrari paga 3,615 euro per azione, con data di stacco oggi e pagamento fissato per il 5 maggio. Seguono Banco BPM con 0,54 euro, Prysmian con 0,90 euro, Banca Mediolanum con 0,65 euro, Mediobanca con 0,63 euro e Campari con 0,10 euro.
Il comparto bancario è finito sotto pressione proprio per effetto combinato degli stacchi e della maggiore avversione al rischio. In controtendenza, probabilmente, i titoli petroliferi, che beneficiano della corsa del greggio.
Petrolio in fiamme: Brent sopra i 95 dollari, WTI verso i 90
Il dato più rilevante della giornata arriva però dal mercato delle materie prime. Secondo quanto riportato da ANSA e Il Sole 24 Ore, il Brent ha guadagnato fino al 5,5% portandosi sopra i 95 dollari al barile, con alcune rilevazioni che lo hanno visto toccare i 97 dollari. Il WTI americano ha fatto anche meglio, con un rialzo superiore al 6% oltre gli 89 dollari.
Per mettere in prospettiva il movimento: solo a fine febbraio, prima dell’attuale escalation, il Brent veniva scambiato sotto i 70 dollari. Significa che in meno di due mesi la componente geopolitica ha aggiunto oltre 25 dollari al barile, un salto che inevitabilmente si trasferirà sui prezzi al consumo di benzina e gasolio nelle prossime settimane.
Non va meglio sul fronte del gas. Ad Amsterdam il TTF ha segnato un rialzo intorno al 3,8% portandosi sopra i 40 euro al megawattora, un livello che non si vedeva da diverse settimane.
Il nodo Hormuz e la scadenza del cessate il fuoco
Il contesto resta estremamente delicato. Nel fine settimana Teheran ha ripreso il controllo di parte dello Stretto di Hormuz, in risposta al blocco navale mantenuto dagli Stati Uniti. Mercoledì è previsto il termine del cessate il fuoco tra la coalizione Israele-USA e l’Iran, e il round negoziale in agenda per oggi sarebbe saltato secondo quanto riferiscono diverse fonti.
Vale la pena ricordare che dallo Stretto di Hormuz passa circa il 20% del petrolio mondiale: qualsiasi interruzione prolungata avrebbe un impatto probabilmente molto significativo. Goldman Sachs aveva già stimato lo scorso anno che, in caso di dimezzamento dei flussi per un mese, il Brent potrebbe temporaneamente spingersi verso i 110 dollari al barile.
Wall Street ai massimi, ma qualcosa potrebbe cambiare
Il paradosso degli ultimi giorni è stato proprio questo: mentre il Medio Oriente bruciava, Wall Street macinava record. L’S&P 500 ha toccato il suo massimo storico il 17 aprile a 7.147 punti, superando quota 7.000 per la prima volta, mentre il Nasdaq ha inanellato dieci rialzi consecutivi. Come evidenziato da MarketScreener, i listini americani sembrano aver scommesso finora su un possibile accordo USA-Iran.
I future sugli indici statunitensi indicano però stamattina un’apertura in lieve calo, segno che forse qualche dubbio inizia a farsi strada anche oltreoceano. Sul fronte macro, l’attenzione è puntata sulla testimonianza al Congresso di Kevin Warsh, candidato alla presidenza della Fed, in programma domani.
I market mover della settimana
La settimana entra nel vivo da mercoledì, quando toccherà a Tesla aprire la stagione delle trimestrali delle “Magnifiche Sette”. Giovedì sarà la volta di Intel, mentre a Piazza Affari il focus sarà sui conti di STMicroelectronics, sempre il 23 aprile. Sul fronte macro, attesi l’indice ZEW in Germania e le vendite al dettaglio negli USA, che secondo gli analisti di MPS Capital Services dovrebbero risultare in rialzo, principalmente per l’effetto dell’aumento dei prezzi della benzina.
Numerosi anche gli interventi dei membri della BCE, inclusa la presidente Christine Lagarde. In un contesto dove inflazione energetica e geopolitica tornano protagoniste, ogni parola dalle banche centrali verrà probabilmente pesata al grammo.
Cosa aspettarsi
Lo scenario resta a dir poco incerto. Se l’Iran dovesse mantenere la presa sullo Stretto e il cessate il fuoco non venisse rinnovato mercoledì, il petrolio potrebbe tranquillamente superare la soglia psicologica dei 100 dollari, con ricadute importanti su inflazione e politica monetaria. Un Brent stabilmente oltre i 100 dollari complicherebbe non poco i piani di taglio dei tassi della Fed e della BCE.
Al contrario, un’eventuale de-escalation potrebbe innescare un movimento opposto altrettanto violento, con il greggio in forte correzione e i listini pronti a riprendere la marcia verso nuovi massimi. Il mercato sta prezzando la seconda ipotesi, ma la prudenza, almeno per oggi, sembra la parola d’ordine.