Avvio di seduta in netto calo per le Borse del Vecchio Continente. Alle 9:16 di stamattina il quadro mostra un’Europa decisamente sotto pressione, mentre i futures statunitensi tentano un timido recupero e l’Asia chiude una giornata mista. A pesare sul sentiment, con ogni probabilità, è il combinato disposto fra lo stallo dei colloqui Stati Uniti-Iran e l’attesa per il vertice Trump-Xi in programma a Pechino dal 13 al 15 maggio.

Piazza Affari: FTSE MIB a 49.037 punti, allontanandosi dai massimi storici

Il FTSE MIB apre in calo dell’1,26% a quota 49.037 punti, prendendo le distanze da quel record storico dei 50.000 punti che era apparso a portata di mano nelle scorse sedute. È la peggior performance fra i principali listini europei, anche se di poco: il FTSE 100 di Londra cede l’1,06% a 10.160 punti, il DAX di Francoforte arretra dell’1,10% a 24.082, mentre il CAC 40 di Parigi mostra una flessione più contenuta dello 0,86% a 7.987 punti. Sostanzialmente in linea anche lo SMIsvizzero, in calo dello 0,72% a 13.008.

Il movimento, abbastanza uniforme su tutti i listini, suggerisce probabilmente una presa di profitto generalizzata dopo il rally della scorsa settimana, più che una vendita selettiva. Le prossime ore diranno se il movimento ha natura tecnica oppure se gli operatori stanno scontando un peggioramento dello scenario geopolitico.

Wall Street: futures in leggero recupero, il tech tiene

In netto contrasto con l’Europa, i futures americani viaggiano in territorio positivo: S&P 500 a 7.413 punti (+0,19%), Dow Jones a 49.704 (+0,19%) e Nasdaq 100 a 29.321 (+0,29%). Un segnale che il mercato statunitense, almeno per ora, sembra voler difendere i livelli record raggiunti venerdì scorso, quando il Nasdaq aveva guadagnato l’1,71% e l’S&P 500 lo 0,84% sulla scia del rally di Intel (+14% dopo le indiscrezioni sul preaccordo con Apple per la produzione di chip, fonte Soldionline).

La divergenza fra Europa e Stati Uniti è significativa: con ogni probabilità riflette il fatto che il rischio geopolitico legato al Medio Oriente impatta in modo asimmetrico sui due blocchi, con l’Eurozona più esposta sul fronte energetico.

Asia: Tokyo sostiene, Shanghai in calo, emergenti deboli

La fotografia asiatica è eterogenea. Il TOPIX giapponese chiude in territorio positivo, +0,83% a 3.873 punti, confermando la forza relativa del mercato di Tokyo che nelle scorse settimane aveva toccato nuovi massimi. In rosso invece lo Shanghai Composite, in calo dello 0,25% a 4.214 punti, mentre l’MSCI Emerging Markets cede l’1,23% a 1.703 — un segnale che gli investitori internazionali stanno probabilmente riducendo l’esposizione alle aree più volatili. L’MSCI World, indice globale, segna un -0,20% a 4.756 punti.

Petrolio: il vero termometro del rischio

Sul fronte materie prime, il greggio resta il fattore chiave. Secondo l’outlook di JP Morgan ripreso da Reuters, il Brentpotrebbe rimanere intorno ai 100 dollari al barile per gran parte del 2026, anche nell’ipotesi di una riapertura dello Stretto di Hormuz a giugno. La banca d’affari segnala che il collo di bottiglia, con buona probabilità, si sposterà dalla rotta marittima alla disponibilità di petroliere e alla capacità di raffinazione. Una prospettiva che, qualora confermata, manterrebbe sotto pressione l’inflazione europea e potrebbe forzare la mano alla BCE.

Cosa guardare nelle prossime ore

Tre i temi sul radar degli operatori: in primis le dichiarazioni dal fronte diplomatico Stati Uniti-Iran, attese nelle prossime 24-48 ore; secondariamente l’andamento del greggio, che potrebbe amplificare o assorbire la tensione sui listini europei; infine la preparazione del vertice Trump-Xi del 13-15 maggio, dove fra i dossier sul tavolo figurano commercio, sicurezza energetica e, probabilmente, il dossier iraniano stesso.

In questo contesto, lo spread BTP/Bund resta osservato speciale: il differenziale viaggia in area 72-75 punti base, ma una ulteriore tensione sul greggio potrebbe riaccendere le scommesse sui tassi BCE. Diversi esponenti dell’Eurotower, fra cui Cipollone e Nagel, hanno lasciato intendere nelle scorse settimane che un aggiustamento dei tassi resta sul tavolo.

La parola d’ordine per oggi, con ogni probabilità, resta prudenza selettiva, in attesa di segnali concreti dal fronte diplomatico.