Le piazze europee aprono la seduta in territorio positivo, supportate da un mix di fattori che raramente si presentano insieme nella stessa mattinata: il debutto storico di SpaceX al Nasdaq, un petrolio in netto ribasso sull’ottimismo diplomatico tra Washington e Teheran, e la digestione — tutto sommato ordinata — del primo rialzo dei tassi BCE dal 2023.

Wall Street chiude in recupero, lo spettro SpaceX domina la scena

Giovedì 11 giugno Wall Street ha archiviato una seduta in rialzo, mettendo la parola fine a una serie di tre cali consecutivi che aveva messo sotto pressione soprattutto il comparto tecnologico. L’S&P 500 ha chiuso a 7.394,30 punti, con un guadagno dell’1,75% rispetto alla seduta precedente. Meglio ancora il Nasdaq, che ha recuperato il 2,34%, mentre il Dow Jones ha guadagnato l’1,87%.

Il rimbalzo è stato in buona parte alimentato dall’attesa per l’IPO di SpaceX, la cui quotazione al Nasdaq è fissata proprio per oggi, 12 giugno. Il pricing delle azioni è avvenuto dopo la chiusura dei mercati l’11 giugno, con il primo giorno di contrattazioni previsto per il 12 giugno sul Nasdaq con il ticker SPCX. I numeri dell’operazione sono fuori scala: SpaceX punta a raccogliere circa 75 miliardi di dollari attraverso la vendita di 555,6 milioni di azioni a un prezzo indicativo di 135 dollari ciascuna, raggiungendo una valutazione attesa di circa 1.800 miliardi di dollari — quella che diventerebbe, se confermata, la più grande IPO mai realizzata.

La domanda istituzionale appare molto elevata: BlackRock ha presentato un ordine da 5 miliardi di dollari, affiancata da richieste di analoga portata da parte di altri gestori, fondi sovrani e family office di rilievo. È verosimile che l’attenzione di mercato resti concentrata su SPCX per buona parte della giornata, con potenziali effetti di volatilità anche sugli altri titoli tech a causa delle rotazioni di portafoglio già osservate nei giorni scorsi.

BCE: primo rialzo dal 2023, Lagarde naviga nell’incertezza

Ieri la Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di 25 punti base, il primo rialzo da settembre 2023. Il Consiglio direttivo ha deciso soprattutto a causa dell’incertezza legata al conflitto in Medio Oriente, che continua a generare pressioni inflazionistiche sull’Eurozona. I nuovi livelli, il tasso sui depositi al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sui prestiti marginali al 2,65%, entreranno in vigore dal 17 giugno 2026.

La decisione è stata unanime e, secondo quanto riferito dalla presidente Christine Lagarde, non ci sono state proposte alternative in sede di Consiglio direttivo. Il tono della conferenza stampa è rimasto però cauto: Lagarde ha dichiarato che “con la decisione di oggi siamo ben posizionati a navigare nell’incertezza del momento” causata dalla guerra in Medio Oriente.

Sul piano delle proiezioni macro, le nuove stime dell’Eurosistema mostrano un’inflazione headline che a maggio ha già raggiunto il 3,2%, con la componente energetica al +10,9%. Le proiezioni indicano un’inflazione media al 3,0% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2,0% nel 2028. La traiettoria di rientro esiste, ma è condizionata dall’evoluzione del conflitto. Gli analisti sottolineano che le decisioni rimarranno meeting by meeting, senza alcun pre-commitment sul percorso dei tassi.

Il mercato sconta probabilmente già un ulteriore rialzo a settembre al 2,50%, ma molto dipenderà da quanto velocemente si normalizzerà il prezzo dell’energia.

Petrolio in calo: l’accordo USA-Iran si avvicina

Sul fronte geopolitico, la novità più rilevante di questa mattina riguarda il Medio Oriente. Il futuro sul greggio Brent scende del 2,32% a 88,28 dollari al barile, dopo aver perso quasi il 3% durante la notte, e quello sul WTI del 2,19% a 85,79 dollari al barile.

Il calo riflette le crescenti speranze di un accordo diplomatico tra Washington e Teheran. Trump ha annullato gli attacchi pianificati contro l’Iran e ha annunciato che le discussioni sono state portate al livello più alto della leadership iraniana, aggiungendo che “luogo e data della firma saranno annunciati a breve”. Secondo quanto riportato, Washington e Teheran sarebbero vicini a un accordo che includerebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Restano tuttavia elementi di incertezza non trascurabili. Gli analisti di ING sottolineano che “una riapertura dello stretto offrirebbe un sollievo immediato al mercato del petrolio, ma la ripresa resta incerta”. È plausibile che, anche in caso di accordo, la normalizzazione effettiva dei flussi energetici richieda settimane, non giorni.

Piazza Affari: il risiko bancario resta il tema centrale

In questo contesto, il FTSE MIB si muove stamattina in rialzo, con i titoli bancari ancora protagonisti. Le borse europee aprono in netto rialzo: il DAX guadagna l’1,47%, il CAC40 l’1,42%, il FTSE100 lo 0,68% e il FTSE MIB l’1,23% a 51.127 punti, puntando al massimo storico toccato il 9 giugno a 51.240 punti.

Sul listino milanese continuano a fare notizia MPS e Mediobanca, entrambe al centro di un risiko bancario che non accenna a dissolversi. Intesa Sanpaolo ha lanciato un’OPA su MPS e detiene al momento il 3,127% del capitale di Generali, secondo una comunicazione Consob dell’11 giugno. Il dossier è intricato: l’agenzia Moody’s non vede implicazioni immediate sul rating di Intesa Sanpaolo a seguito dell’offerta sul Monte, ma ritiene che la fusione di una parte del perimetro senese con Bper presenti rischi di esecuzione.

Da tenere d’occhio anche STMicroelectronics, che nelle ultime sedute ha subito pressioni significative insieme all’intero comparto dei semiconduttori — un riflesso delle vendite che hanno colpito il settore anche su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Calendario macro della giornata

La seduta odierna non presenta rilasci macro di primo piano nell’Eurozona. L’attenzione degli operatori sarà verosimilmente assorbita quasi interamente dal debutto di SpaceX al Nasdaq (ticker: SPCX) e da eventuali aggiornamenti sul fronte diplomatico USA-Iran. Qualsiasi notizia di avanzamento — o di stallo — nei negoziati potrebbe muovere in modo significativo le quotazioni petrolifere e, di riflesso, i titoli energetici e i rendimenti obbligazionari europei.