Settimana che parte con il piede sbagliato sui listini europei. Alle 9:17 di questa mattina Piazza Affari guida i ribassi con un secco -2,16%, scivolando a quota 48.057 punti e allontanandosi nuovamente dalla soglia psicologica dei 50.000, traguardo sfiorato solo dieci giorni fa quando i mercati avevano festeggiato i primi spiragli di pace tra Washington e Teheran. Quell’ottimismo, oggi, sembra essersi quasi del tutto dissolto.

Una mattinata difficile per tutta Europa

Il quadro è omogeneo e tutto negativo. Il CAC 40 di Parigi perde l’1,19% (7.858 punti), il DAX di Francoforte cede lo 0,65% (23.795), mentre lo SMI svizzero arretra dello 0,89% (13.103). Più contenuto, ma comunque in territorio negativo, il FTSE 100 di Londra a -0,27% (10.168). Una correzione generalizzata che, probabilmente, riflette più un riposizionamento difensivo dei gestori che un vero evento di mercato isolato.

A pesare maggiormente sul listino milanese, secondo gli operatori, sono i titoli più sensibili al ciclo economico e i finanziari, settori che tipicamente soffrono nei momenti in cui si intrecciano timori sull’inflazione e tensioni geopolitiche.

Wall Street verso un’apertura in calo

I segnali dalla preapertura statunitense non aiutano. I future sul Dow Jones cedono lo 0,72%, quelli sull’S&P 500 lo 0,50% e i future del Nasdaq 100 lo 0,48%. Venerdì scorso la chiusura era già stata pesante (S&P 500 -1,24%, Nasdaq 100 -1,54%, Dow Jones -1,07%) e oggi il sentiment sembra orientarsi verso un’altra giornata di prese di profitto.

Il dato che probabilmente continua a pesare di più è quello sull’inflazione USA di aprile, salita al 3,8% annuo — il livello più alto da maggio 2023, secondo i dati diffusi il 12 maggio. Un numero che, stando al CME FedWatch Tool, ha praticamente azzerato le aspettative di un taglio dei tassi Fed entro fine anno, mentre le probabilità implicite di un rialzodi almeno 25 punti base a dicembre sono ora intorno al 35%. Uno scenario che, fino a poche settimane fa, era considerato remoto dalla maggior parte degli analisti.

Il petrolio resta il vero termometro del rischio

Il Brent viaggia sopra i 111 dollari al barile (+1,88% nella seduta odierna, secondo le rilevazioni del Sole 24 Ore Radiocor), mantenendosi su livelli che probabilmente nessun investitore avrebbe scommesso di vedere a inizio anno. Il riferimento di Goldman Sachs resta quello noto: in uno scenario avverso, con lo Stretto di Hormuz ancora congestionato a fine luglio, i prezzi potrebbero spingersi ben oltre la soglia attuale.

La banca d’affari americana ha alzato la previsione sul Brent per il quarto trimestre 2026 da 80 a 90 dollari al barile, ma il consensus tra gli analisti è che, finché la situazione mediorientale resterà incerta, ogni stima ha un margine di errore decisamente ampio.

Asia mista, Shanghai tiene

Sul fronte asiatico, la situazione è meno drammatica ma comunque ribassista. Il TOPIX di Tokyo perde lo 0,97% (3.827 punti), mentre lo Shanghai Composite limita le perdite a -0,09% (4.132). Più pesante il MSCI Emerging a -0,49% e leggermente negativo il MSCI World a -0,12%. L’idea che il mercato cinese stia, almeno per ora, beneficiando di un atteggiamento più cauto rispetto al resto del mondo non è probabilmente nuova, ma resta da capire se reggerà nelle prossime sedute.

Cosa aspettarsi nelle prossime ore

Gli operatori, secondo quanto riferito da diverse fonti di mercato (Reuters, MarketScreener, Milano Finanza), guarderanno con attenzione a tre elementi: l’evoluzione del dossier Iran (qualsiasi notizia su un possibile riavvio dei negoziati potrebbe far rimbalzare i listini in modo brusco), eventuali dichiarazioni da membri della Fed sui tempi della politica monetaria, e i flussi sull’obbligazionario, con lo spread BTP-Bund che resta uno degli indicatori più seguiti per misurare l’umore degli investitori sull’Italia.

In sintesi, la mattinata si presenta come una di quelle in cui probabilmente prevarrà la prudenza, in attesa che arrivino segnali più chiari da Washington, da Teheran e dalla Federal Reserve. La volatilità resta alta e, per chi opera in queste fasi, il principio guida sembra essere quello di sempre: meglio osservare che inseguire.