Le borse europee iniziano la settimana in netto ribasso, appesantite dal forte rialzo dei prezzi del petrolio e dall’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Il movimento sui mercati energetici è stato particolarmente brusco: il Brent è salito sopra i 100 dollari al barile, con quotazioni che in alcune fasi della notte potrebbero essersi spinte anche oltre i 110 dollari, mentre il WTI si è riportato sopra quota 100 dollari, livelli che non si vedevano dal 2022.
A sostenere il rialzo del greggio contribuiscono l’intensificarsi dello scontro tra Stati Uniti, Israele e Iran, la possibile riduzione della produzione in alcune aree della regione e la chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi del commercio mondiale di petrolio.
Il clima di tensione si riflette sui mercati azionari europei. Il FTSE MIB registra un calo vicino al 3%, mentre anche gli altri principali listini del continente mostrano ribassi significativi: il DAX 40 scende di circa il 2,5-2,6%, il CAC 40 perde oltre il 2%, mentre il FTSE 100 di Londra limita le perdite poco sopra l’1%.

Energia e inflazione tornano al centro dell’attenzione
Il rialzo del petrolio riporta al centro delle preoccupazioni il tema dell’inflazione energetica. L’aumento dei prezzi dell’energia potrebbe riflettersi sulle aspettative degli investitori e sulle prospettive dell’economia globale.
Secondo le indicazioni del mercato raccolte da alcuni indicatori sulle attese monetarie, gli operatori sembrano scontare con elevata probabilità che la Banca Centrale Europea mantenga i tassi intorno all’attuale livello del 2% nella prossima riunione, segnalando un contesto di cautela.
Nel frattempo anche il mercato del gas europeo mostra segnali di tensione: le scorte dell’Unione Europea sarebbero scese sotto la soglia del 30%, mentre i prezzi di riferimento potrebbero aver raggiunto i livelli più alti da oltre un anno.
Vendite sui mercati globali
Il clima di avversione al rischio si è visto anche sui mercati asiatici. La seduta si è chiusa con ribassi marcati, con il Nikkei in calo di oltre il 5%, mentre Hang Seng e Shanghai Composite hanno registrato perdite più contenute ma comunque significative.
La debolezza segue una chiusura negativa anche a Wall Street nella seduta precedente, con Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq che hanno registrato ribassi intorno all’1-1,5%.
A Piazza Affari energia e difesa più resilienti
Nel listino milanese alcuni titoli legati al comparto energetico hanno mostrato una maggiore tenuta grazie alla forza del petrolio.
Eni ha chiuso la seduta precedente in rialzo di circa l’1,5%, sostenuta dal movimento del greggio e con il titolo poco sopra i 20 euro per azione.
Tra i titoli più deboli si segnala invece STMicroelectronics, che ha perso oltre il 5% nonostante durante la seduta abbia aggiornato il nuovo massimo a 52 settimane intorno ai 28,7 euro.
Movimenti contrastanti anche su Nexi, dove diversi investitori istituzionali hanno modificato le proprie posizioni ribassiste: alcuni operatori sembrano aver ridotto l’esposizione short, mentre altri fondi quantitativi e globali potrebbero aver rafforzato le posizioni ribassiste sul titolo.
Nel segmento mid cap si distingue Avio, che ha registrato un forte rialzo dopo essere stata selezionata per lo sviluppo e la produzione iniziale di un motore a propellente solido destinato alla difesa aerea.
Valute e materie prime
Sul mercato valutario l’euro si muove intorno a 1,15 dollari, in leggero calo rispetto alla precedente chiusura europea, mentre la sterlina scambia poco sopra 1,33 dollari.
Tra le materie prime, il Brent resta sopra i 100 dollari al barile, mentre l’oro si muove poco sopra i 5.100 dollari l’oncia, con prezzi leggermente inferiori rispetto alla seduta precedente.
