22 aprile 2026 — Le borse del Vecchio Continente hanno iniziato la seduta in leggero rialzo, con gli operatori che guardano con moderato ottimismo alla proroga a tempo indeterminato del cessate il fuoco tra Washington e Teheran annunciata ieri sera da Donald Trump. Il future sull’Eurostoxx 50 segnala un progresso intorno allo 0,10% poco prima del suono della campanella, mentre i future americani corrono più veloci: +0,58% sul Dow Jones e +0,61% sull’S&P 500, come riportano Milano Finanza e MarketScreener.

Il clima, insomma, è quello di una partenza prudente. E non potrebbe essere altrimenti, visto che sullo sfondo resta il nodo dello Stretto di Hormuz, ancora bloccato dalle forze armate statunitensi. Un elemento che probabilmente continuerà a pesare sulle scelte degli investitori nelle prossime sedute, almeno finché non emergerà una road map chiara sui negoziati.

Il petrolio storna, ma la tensione geopolitica non scompare

Sul fronte delle materie prime il quadro è quello di una fisiologica presa di profitto. Il Brent cede circa l’1% dopo il forte rialzo di ieri, quando aveva guadagnato il 2,78% chiudendo a 98,13 dollari al barile (dato Il Sole 24 Ore). Il WTI si muove in parallelo, sotto la soglia psicologica dei 95 dollari.

La lettura più onesta è questa: il mercato vuole crederci, ma non si fida del tutto. L’Iran, secondo quanto filtrato nelle ultime ore e ripreso da diverse fonti internazionali, avrebbe definito la proroga del cessate il fuoco uno “stratagemma”, soprattutto alla luce del blocco dei porti che, secondo le stime della Casa Bianca citate da Reuters, starebbe costando a Teheran circa 500 milioni di dollari al giorno. Difficile, in questo contesto, aspettarsi un ritracciamento rapido e lineare delle quotazioni energetiche.

Vale la pena ricordare che, stando ai dati dell’IEA diffusi a metà aprile, i flussi attraverso Hormuz restano ancora a una frazione dei livelli pre-crisi. Un ritorno alla normalità, secondo la stessa agenzia, potrebbe richiedere mesi, forse anche due anni nello scenario più pessimistico.

Piazza Affari: riflettori su Saipem dopo i conti

A Milano la giornata si apre con un focus piuttosto netto: la trimestrale di Saipem, pubblicata ieri a mercati chiusi. I numeri appaiono in larga parte in linea con le attese del consensus ma con una nota positiva sulla marginalità. I ricavi del primo trimestre si sono attestati a 3,53 miliardi di euro (+0,3% anno su anno), l’EBITDA adjusted è salito del 24% a 434 milioni e l’utile netto ha toccato i 78 milioni, in crescita dell’1,3%. L’ebitda margin è passato dal 10% al 12,3%, un dato che potrebbe essere letto come il vero punto di forza del trimestre.

La società ha confermato la guidance per l’intero 2026: ricavi attesi a circa 15,5 miliardi, EBITDA a 1,9 miliardi e free cash flow intorno ai 600 milioni. Il portafoglio ordini rimane robusto a 29,6 miliardi, pur in lieve calo rispetto ai 31,5 miliardi di fine 2025. Alle 10:30 è prevista la conference call con il management guidato dall’AD Alessandro Puliti, appuntamento che probabilmente orienterà il sentiment sul titolo nella seconda parte di seduta.

Un elemento da non sottovalutare: nel comunicato la società stessa ha ammesso che una prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe impattare alcune consegne critiche per i progetti globali. Al tempo stesso, però, il management ritiene probabile che la crisi rafforzi ulteriormente l’outlook positivo per gli investimenti energetici. Un’ambivalenza che riflette bene lo stato d’animo di tutto il comparto oil service.

Gli altri titoli caldi: banche, difesa e lusso

Tra gli altri dossier sul tavolo degli investitori c’è Banco BPM, che oggi mette in pagamento il saldo dividendo da 0,54 euro per azione (il totale 2025 è di 1 euro includendo l’acconto di novembre). UniCredit prosegue sulla scia del buon momento, dopo aver annunciato nei giorni scorsi l’esercizio dell’opzione di rimborso anticipato su alcune obbligazioni.

Occhio anche a Leonardo, che potrebbe restare sotto pressione dopo il taglio del rating da parte di Jefferies a “Hold” da “Buy”, con target price ridotto a 62 euro. Secondo l’analista Chloe Lemarie, citata da Teleborsa, il titolo sarebbe ormai correttamente prezzato in un contesto settoriale definito “più sfidante”.

Sul fronte lusso, Moncler resta osservata speciale dopo i ricavi del primo trimestre saliti del 6%, numeri che probabilmente verranno interpretati come un segnale di tenuta della domanda nel segmento alto di gamma. Safilo potrebbe muoversi in scia all’annuncio dell’accordo per l’acquisizione di SPY+ e Serengeti, operazione che aggiunge due brand di peso al portafoglio eyewear del gruppo.

Cosa aspettarsi dalle prossime ore

L’agenda macroeconomica della giornata è relativamente leggera, e questo potrebbe lasciare spazio al newsflow geopolitico come driver principale. Gli operatori continueranno probabilmente a monitorare ogni dichiarazione in arrivo da Washington e Teheran, con il petrolio che resta il termometro più sensibile. Se la tregua tenesse, i titoli oil service e difesa potrebbero consolidare, mentre un eventuale irrigidimento rimetterebbe in moto i movimenti visti nelle scorse settimane.

Intanto giovedì e venerdì arriveranno i conti di STMicroelectronics ed Eni, appuntamenti che potrebbero dare il tono al resto della settimana di Piazza Affari. La sensazione, per ora, è che il mercato sia disposto a correre ancora, ma solo se gli alibi per farlo resteranno solidi.