Il rimbalzo record della vigilia lascia il posto alla prudenza. I mercati temono che il cessate il fuoco sia troppo fragile per durare, mentre lo stretto di Hormuz rimane un nodo irrisolto.

Dopo la giornata straordinaria di ieri — con il Ftse Mib che aveva chiuso in rialzo del 3,7% a quasi 47.900 punti, Francoforte a +5,38% e Parigi a quasi +5% sulla scia dell’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran — stamattina le borse europee aprono con il freno tirato. Il sentiment è cambiato nel giro di poche ore, e probabilmente era inevitabile: un rally di quella portata aveva bisogno di un momento di riflessione.
I futures sull’Eurostoxx50 indicavano un avvio sostanzialmente piatto (+0,09%), mentre a pochi minuti dall’apertura delle contrattazioni il Dax cedeva lo 0,35% a 23.924 punti e il Cac 40 perdeva lo 0,33% a 8.236 punti. Poco sopra la parità il Ftse 100 londinese, con un +0,11% a 10.621 punti.
A Milano, il Ftse Mib apriva in calo dello 0,13% a 47.030 punti. Il segnale è chiaro: gli investitori vogliono vedere, non credere ciecamente.
Il nodo Medio Oriente: la tregua regge, ma non troppo
Il tema dominante resta la crisi geopolitica. L’euforia iniziale per il fragile cessate il fuoco di due settimane in Medio Oriente sta lasciando il posto alla cautela: Israele ha intensificato i suoi attacchi in Libano, causando centinaia di vittime e scatenando minacce di ritorsione da parte dell’Iran, che considera “irragionevole” proseguire i negoziati per un accordo di pace duraturo con Washington.
In questo scenario, lo stretto di Hormuz — la principale via di transito per il petrolio mondiale — rimane un punto critico. Il prezzo del gas ad Amsterdam segnava un rialzo dell’1,10% a 46 euro per megawattora, con i contratti TTF in tensione proprio per il mancato sblocco dei flussi attraverso Hormuz. Gli analisti avvertono che, anche nell’ipotesi migliore di una progressiva normalizzazione, la strada è ancora lunga.
Spread e obbligazionario: qualche pressione ma niente di drammatico
Sul fronte dei titoli di Stato, la situazione è monitorabile ma non allarmante. Lo spread tra Btp e Bund apriva in leggero rialzo a 78,8 punti base, dai 76,3 della chiusura di ieri, con il rendimento del decennale italiano che saliva di 4 punti base al 3,75%.
Numeri che probabilmente riflettono più la fisiologica presa di profitto dopo i forti acquisti di obbligazioni di ieri che un deterioramento strutturale della fiducia sull’Italia. Il Tesoro ha in programma aste di Bot e Btp oggi, e la domanda sarà un termometro utile per capire l’umore degli investitori istituzionali.
Piazza Affari: chi sale e chi scende
A Milano il quadro è misto. Tra i titoli in rosso in apertura, Leonardo registrava la flessione più marcata a 56,23 euro (-2,43%), seguita da Fincantieri a -2,29% e Amplifon a -1,86%. Il calo di Leonardo — che aveva corso molto nelle settimane precedenti legate ai temi della difesa — potrebbe essere semplicemente una rotazione di portafoglio dopo le prese di profitto, anche se aleggia qualche voce sulla governance interna.
Sul fronte opposto, A2A avanzava del 2,18%, Italgas del 1,74% ed Eni dell’1,57%. Le utility e il comparto energetico trovano un certo sostegno in un contesto in cui i prezzi delle materie prime energetiche — nonostante il calo del petrolio rispetto ai massimi — restano su livelli comunque elevati rispetto all’anno scorso.
Wall Street suona la carica, ma l’Asia è più tiepida
Dalla notte arrivano segnali divergenti. Negli Stati Uniti, Nasdaq e Dow Jones avevano chiuso la sessione precedente rispettivamente a +2,80% e +2,85%, sull’onda del cessate il fuoco Iran-USA. Di segno opposto Tokyo, con il Nikkei 225 che cedeva lo 0,53%. L’Asia probabilmente sconta il timore che i negoziati, ancora fragili, possano deteriorarsi rapidamente.
Il petrolio: il grande ago della bilancia
Il prezzo del petrolio resta centrale per le dinamiche di mercato: il Wti si trovava sotto i 90 dollari al barile, mentre il Brent registrava un calo di circa il 10% rispetto ai massimi recenti. Gli analisti sottolineano però che il “ritorno del rischio energia fa presagire un periodo di prolungata instabilità”.
In sostanza: il grande balzo del greggio visto nelle ultime settimane potrebbe rientrare, ma difficilmente in modo ordinato. Ogni notizia dal Medio Oriente ha ancora la capacità di muovere i mercati in modo brusco.
Cosa aspettarsi per il resto della giornata
Il pomeriggio porterà dati macro dagli Stati Uniti — Pil finale del quarto trimestre 2025, dati sul lavoro e sulla spesa dei consumatori — che potrebbero ridare direzionalità ai mercati. La Fed, nei verbali dell’ultima riunione, ha confermato l’intenzione di procedere con tagli ai tassi nel corso del 2026, ma condizionati all’evoluzione del contesto geopolitico.
Probabilmente la chiave di lettura di questa giornata è questa: i mercati non si fidano ancora abbastanza della tregua per spingere ancora al rialzo, ma non vedono nemmeno ragioni strutturali per vendere in modo aggressivo. Una pausa di riflessione, forse necessaria, dopo giorni di movimenti eccezionali.