I listini europei aprono la sessione di mercoledì con passo cauto. Il FTSE MIB si muove attorno alla parità dopo il rally della vigilia. Stellantis rilancia dopo l’assemblea, MPS è il grande protagonista del giorno. Sullo sfondo, una guerra che potrebbe — forse — avviarsi verso la conclusione.
Le borse europee aprono la giornata del 15 aprile 2026 in territorio sostanzialmente piatto, con gli investitori che cercano di orientarsi dopo l’ennesimo annuncio notturno di Donald Trump, secondo cui il conflitto con l’Iran sarebbe “quasi finito” e Teheran vorrebbe “un accordo a tutti i costi”. Parole che, come ormai di consueto, il mercato accoglie con un cauto ottimismo, senza però sbilanciarsi troppo in attesa di segnali più concreti sul fronte diplomatico.
Il FTSE MIB di Milano, il CAC 40 di Parigi, il DAX 40 di Francoforte, l’IBEX 35 di Madrid e il FTSE 100 di Londra si muovono in modo ondivago in avvio di seduta, riflettendo un clima di incertezza che probabilmente non si dissolverà finché non arriveranno conferme ufficiali sull’andamento dei negoziati Usa-Iran.

Il petrolio si stabilizza, ma i rischi restano
Nella seduta del 15 aprile il Brent viaggia a circa 94,93 dollari al barile, con variazioni contenute dello 0,15%. Una relativa stabilizzazione rispetto alla forte volatilità delle settimane precedenti, quando il blocco dello Stretto di Hormuz aveva fatto schizzare le quotazioni ben oltre quota 97 dollari. Il Brent tratta intorno a 95,21 dollari al barile, mentre il gas ad Amsterdam viaggia a circa 42,9 euro al megawattora in calo dell’1%.
Gli analisti di ANZ, citati da Milano Finanza, stimano che il Brent possa chiudere l’anno intorno agli 88 dollari, rimanendo comunque sopra i 90 per tutto il 2026. Una previsione che potrebbe rivelarsi ottimistica se i negoziati dovessero arenarsi nuovamente.
Stellantis: assemblea positiva, ora si guarda al 21 maggio
Dopo il rally di ieri — il titolo ha chiuso la sessione del 14 aprile in rialzo del +3,5%, con il FTSE MIB che ha toccato quota 48.175 punti, un nuovo massimo da metà novembre 2000 — il focus si sposta ora sui prossimi appuntamenti del gruppo.
L’assemblea generale annuale di Stellantis ha approvato tutte le delibere presentate, rieleggendo John Elkann come Direttore Esecutivo e confermando Robert Peugeot e Henri de Castries come Amministratori non esecutivi, con la nomina di Juergen Esser come ulteriore componente del board. Tutti gli amministratori avranno un mandato di due anni.
Il CEO Antonio Filosa ha ricordato come a febbraio 2026 siano stati annunciati circa 22 miliardi di euro di oneri con un impatto significativo sui risultati finanziari del 2025, definendoli “passi dolorosi, ma necessari per correggere la rotta”. Per il 2026, Stellantis si aspetta miglioramenti nei ricavi netti, nei margini e nel flusso di cassa industriale.
La data da cerchiare in rosso è quella del 21 maggio, quando Filosa e il team presenteranno la prossima fase della strategia. John Elkann ha dichiarato che Stellantis entra in questo periodo con “maggiore concentrazione e determinazione”. Dichiarazioni che il mercato ha accolto positivamente, ma che — probabilmente — dovranno essere corroborate da numeri concreti per convincere del tutto gli investitori più scettici.
In parallelo, il gruppo ha annunciato che le consegne globali del primo trimestre hanno registrato un rialzo del 12% a 1,36 milioni di unità: un segnale incoraggiante che potrebbe sostenere il titolo nelle prossime settimane.
MPS: oggi si elegge il nuovo CDA, giornata cruciale per il Montepaschi
L’appuntamento più atteso di questa mattina a Piazza Affari è probabilmente l’assemblea di Banca Monte dei Paschi di Siena, chiamata a nominare il nuovo Consiglio di Amministrazione per il triennio 2026-2028. Si tratta della prima assemblea che vedrà applicate le norme previste dal DDL Capitali, un elemento che rende la riunione particolarmente rilevante anche sul piano della governance.
In assemblea è attesa un’affluenza attorno al 70% del capitale. Le principali variabili restano il 17,5% di Delfin e il restante circa 20% in portafoglio ai fondi istituzionali. Banco BPM, che ha depositato il suo 3,7%, potrebbe optare tra il sostegno alla lista del consiglio — che candida Fabrizio Palermo come AD — o l’astensione. Una scelta che potrebbe rivelarsi determinante per l’esito finale.
Il Tesoro, che detiene una quota diluita al 4,86% dopo l’OPAS su Mediobanca, ha scelto come noto di non partecipare alla nomina dei nuovi organi amministrativi, in linea con le dichiarazioni della premier Meloni. L’esito dell’assemblea è probabilmente destinato a influenzare le dinamiche del risiko bancario italiano nei prossimi mesi.
Macro e banche USA: Morgan Stanley e BofA sotto i riflettori
Sul fronte internazionale, prosegue la stagione delle trimestrali americane che oggi vede protagonisti Morgan Stanley e Bank of America. I risultati dei grandi istituti finanziari statunitensi saranno probabilmente uno dei principali driver per Wall Street in apertura, con inevitabili riflessi sugli indici europei nel pomeriggio.
Il rendimento del BTP di riferimento scende al 3,76% e lo spread con il Bund a 10 anni arretra leggermente a circa 75 punti base, segnale di un clima moderatamente disteso sul fronte del debito sovrano italiano, almeno rispetto ai picchi delle settimane più calde della crisi mediorientale.
FMI lancia l’allarme: recessione globale se la guerra si prolunga
Non va sottovalutato l’avvertimento arrivato dall’FMI: se il conflitto in Iran dovesse protrarsi a lungo con nuovi pesanti danni alle infrastrutture energetiche, l’economia globale rischierebbe di entrare in recessione, con un tasso di crescita di circa il 2% e un’inflazione di poco oltre il 6% entro il 2027. Uno scenario che i mercati, per ora, sembrano voler escludere, puntando sulla via diplomatica. Ma è uno scenario che — verosimilmente — continuerà a pesare come variabile di fondo su ogni decisione di investimento nelle prossime settimane.