I listini del Vecchio Continente aprono in territorio positivo dopo la volatilità delle ultime sedute. Francoforte e Zurigo guidano il recupero, Wall Street ieri ha chiuso in rosso.

Mercoledì mattina i mercati europei sembrano voler lasciarsi alle spalle, almeno temporaneamente, le turbolenze di inizio settimana. Le borse si muovono in altalena tra tensioni sul prezzo del greggio e qualche spiraglio sul fronte geopolitico, in un contesto che rimane comunque tutt’altro che tranquillo. Il DAX tedesco appare forse quello più brillante della mattinata con un rialzo superiore all’1,6%, seguito dal CAC 40 parigino e dallo SMI svizzero, entrambi sopra l’1%. Il FTSE MIB di Milano segna un più contenuto +0,4%, mentre il FTSE 100 di Londra arranca su variazioni più modeste.

L’umore è probabilmente influenzato dal contesto di ieri sera a Wall Street, dove invece S&P 500, Dow Jones e Nasdaq hanno chiuso tutti in territorio negativo — una divergenza con l’Europa che vale la pena tenere d’occhio nelle prossime ore. In Asia, invece, il quadro è più confortante: il TOPIX giapponese ha guadagnato oltre il 2,5%, lo Shanghai Composite circa l’1,3%, e l’MSCI Emerging Markets ha registrato una buona performance.

BCE e tassi: il nodo che pesa sull’Europa

Sullo sfondo, c’è una variabile macroeconomica che probabilmente condizionerà l’andamento dei mercati per i prossimi mesi: la politica monetaria della BCE. La Banca Centrale Europea ha mantenuto i tassi invariati nella riunione di marzo 2026, con il tasso principale di rifinanziamento al 2,15%, la facilità di deposito al 2% e il tasso di prestito marginale al 2,4%.

La BCE si attende una crescita economica pari in media allo 0,9% nel 2026, con una revisione al ribasso derivante dagli effetti della guerra sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia. Sul fronte dell’inflazione, il quadro si è complicato: l’inflazione complessiva è attesa al 2,6% nel 2026, rivista al rialzo rispetto alle proiezioni di dicembre, in ragione dell’incremento dei prezzi dell’energia.

I mercati stanno ora prezzando almeno due rialzi dei tassi da 25 punti base ciascuno della BCE nel 2026, un netto cambio rispetto alle precedenti attese di politica stabile. Se questo scenario dovesse concretizzarsi, l’impatto sui mercati azionari — e in particolare sul comparto bancario e immobiliare — potrebbe essere significativo.

PMI in frenata, UK in difficoltà: i dati macro che preoccupano

Non è solo la geopolitica a preoccupare. La crescita del settore privato dell’area euro è rallentata bruscamente a marzo, mentre l’espansione della Germania si è indebolita e l’economia francese si è contratta al ritmo più rapido da ottobre.

Dal Regno Unito arrivano dati forse ancora più preoccupanti: i volumi delle vendite al dettaglio nel paese sono diminuiti al ritmo più rapido da aprile 2020, con l’indicatore mensile della CBI sceso a -52 a marzo da -43 a febbraio. Una contrazione di questa portata suggerisce che le famiglie britanniche stiano già sentendo il peso dell’incertezza economica.

Geopolitica: qualcosa si muove, ma la prudenza è d’obbligo

Sul fronte mediorientale, la situazione resta fluida. Dopo un avvio di settimana difficile per i mercati, le parole di Donald Trump su un possibile accordo con l’Iran e la riapertura dello Stretto hanno ribaltato la giornata di lunedì. Tuttavia, gli analisti invitano a non farsi troppe illusioni: anche se i negoziati tra Stati Uniti e Iran dovessero avere successo, la riapertura dello Stretto difficilmente avverrebbe dall’oggi al domani, lasciando le rotte marittime interrotte e costringendo gli operatori del settore energetico a prevedere una prolungata incertezza dell’offerta.

Il petrolio, che lunedì aveva visto crolli importanti dopo le parole di Trump, potrebbe essere ancora molto volatile nelle prossime sedute. Per chi monitora i mercati energetici, la volatilità è destinata a dominare, come avviene ormai dall’inizio del mese.