Seduta da incorniciare per la Borsa di Milano, che nel pomeriggio si conferma il listino più brillante d’Europa. A spingere il FTSE MIB su nuovi massimi storici è ancora una volta il consolidamento bancario, con l’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps al centro della scena. Petrolio in lieve calo dopo la tregua tra Israele e Iran, mentre gli operatori guardano già alla riunione della BCE di giovedì.
Milano corre da sola: nuovo record sopra quota 51.200
A metà giornata il FTSE MIB viaggia in rialzo di circa l’1,9%, in area 51.200 punti, dopo aver aggiornato in mattinata il proprio massimo storico fino a sfiorare i 51.240 punti. L’indice di Piazza Affari, che aveva aperto la seduta poco sopra i 50.185 punti, si distingue nettamente dal resto del Vecchio Continente, dove pure prevale l’intonazione positiva.
Il distacco rispetto alle altre piazze è significativo e racconta bene la natura tutta italiana di questo rialzo: Francoforte avanza dello 0,72%, Parigi e Amsterdam guadagnano circa lo 0,9%, mentre Madrid sale dell’1,5%. Numeri solidi, ma lontani dallo slancio milanese. La spiegazione, con ogni probabilità, va cercata quasi interamente nel settore finanziario, che oggi traina l’intero paniere.
Il risiko bancario resta il motore della seduta
Il tema dominante è ancora il consolidamento del credito. A muovere gli acquisti è soprattutto l’operazione che vede protagonista Monte dei Paschi di Siena, sulla quale Intesa Sanpaolo ha messo gli occhi con un’offerta pubblica di acquisto e scambio. Allo stesso tempo il consiglio di amministrazione dell’istituto senese avrebbe avviato le valutazioni preliminari sulle proposte di aggregazione ricevute, mentre il percorso di integrazione con Mediobanca, stando a quanto comunicato dalla stessa banca, procederebbe in linea con quanto annunciato.
Il risultato sui titoli è evidente. Mps e Mediobanca segnano rialzi superiori al 3%, Intesa Sanpaolo avanza di circa il 2,8% e Unipol mette a segno un balzo vicino al 5,6%. Bene anche Bper, in progresso di circa il 4%, insieme a Banco Bpm, Poste Italiane, FinecoBank, Azimut, Banca Mediolanum, Unicredit e Italgas, tutti sopra la parità. Da segnalare anche Generali, che nel comparto coinvolto nel riassetto supererebbe per la prima volta la soglia dei 40 euro per azione.
È bene mantenere una certa cautela: in operazioni di questa portata le quotazioni tendono a incorporare aspettative che potrebbero non concretizzarsi nei tempi previsti dal mercato. Il quadro resta quindi favorevole, ma non privo di incognite legate ai tempi e all’esito finale delle trattative.
Petrolio in calo, l’oro consolida
Sul fronte delle materie prime, la pressione sui prezzi energetici sembra essersi allentata. Dopo le indicazioni di una sospensione temporanea degli attacchi reciproci tra Israele e Iran, il Brent cede circa l’1% in area 93 dollari al barile, dopo aver sfiorato i 98 dollari nella notte, mentre il Wti arretra di poco più dell’1% intorno ai 90 dollari. Si tratta di un ridimensionamento che, se confermato, ridurrebbe le pressioni inflazionistiche di matrice energetica che hanno condizionato i mercati nelle ultime settimane.
L’oro si mantiene sostanzialmente stabile poco sopra i 4.330 dollari l’oncia, in recupero dopo aver toccato lunedì i minimi degli ultimi sei mesi. Sul mercato obbligazionario, il BTP decennale rende circa il 3,82%, con lo spread con il Bund tedesco in lieve calo verso i 76 punti base, segnale di un clima relativamente disteso sui titoli di Stato dell’area euro.
Europa positiva, Wall Street verso un avvio in rialzo
Il sentiment è sostenuto anche dai segnali in arrivo da Oltreoceano. In avvio i futures statunitensi indicavano un andamento moderatamente positivo, con il Dow Jones e l’S&P 500 attesi in lieve progresso, sulla scia del comparto tecnologico che nelle ultime sedute ha continuato a viaggiare su livelli elevati.
Nel settore dei semiconduttori, area che resta sotto osservazione per gli investitori italiani, l’attenzione rimane puntata su STMicroelectronics, reduce dal rialzo delle stime sui ricavi legati ai data center, ora attesi intorno al miliardo di dollari per il 2026. È un segnale che, verosimilmente, conferma la centralità dell’intelligenza artificiale come driver di domanda per l’intera filiera, pur in un contesto di volatilità ancora elevata sul comparto chip.
Verso la BCE: giovedì la decisione sui tassi
Lo sguardo degli operatori è ormai rivolto a giovedì 11 giugno, quando al termine del Consiglio direttivo riunito a Francoforte la Banca Centrale Europea comunicherà le proprie decisioni di politica monetaria. Le attese del mercato, in larga parte, convergono su un possibile rialzo prudenziale di 25 punti base, che renderebbe la BCE una delle prime grandi banche centrali a muoversi al rialzo in questa fase, in risposta all’accelerazione dell’inflazione alimentata dallo shock energetico.
Molto dipenderà non solo dalla decisione in sé, ma anche dal tono della conferenza stampa di Christine Lagarde e dalle nuove proiezioni macroeconomiche. In una fase descritta dalla stessa presidente come di “massima incertezza”, il linguaggio utilizzato potrebbe pesare quanto la mossa sui tassi. Per Piazza Affari, e in particolare per i titoli bancari oggi protagonisti, l’appuntamento rappresenta probabilmente lo snodo più delicato delle prossime sedute.
Fonti dei dati: Reuters, Il Sole 24 Ore, Milano Finanza, Investing, MarketScreener, Eurostat.