Il FTSE MIB assorbe quasi senza danni la tempesta tecnologica globale e resta poco sotto i 52.000 punti, ma il dato di indice nasconde una rotazione violenta: i titoli della difesa, fra i grandi vincitori del 2026, finiscono nel mirino dopo lo stop della Germania al programma di fregate F126. Intanto STMicroelectronics recupera terreno e Wall Street rimbalza in attesa dei conti di Micron.

Milano assorbe lo shock tech, ma sotto la superficie cambia tutto

A metà giornata Piazza Affari mostra un volto rassicurante. Intorno a mezzogiorno il FTSE MIB cede appena lo 0,3% in area 51.870 punti, dopo aver oscillato in una fascia stretta fra 51.704 e 52.062 punti (dati Soldionline/Borsa Italiana, in differita di 20 minuti). Numeri che, dopo il tonfo dell’1,46% di ieri, raccontano apparentemente di una seduta interlocutoria: anche il FTSE Italia All Share (-0,3%), il Mid Cap (-0,4%) e lo Star (-1,1%) si muovono con variazioni contenute.

Il punto, però, è che il livello dell’indice racconta solo una parte della storia. Sotto la calma di superficie è in corso una rotazione piuttosto netta tra i settori, e probabilmente è qui che si gioca il senso vero della giornata. Ieri il colpevole era il comparto dei semiconduttori, oggi a finire sotto pressione è un settore che fino a poche settimane fa sembrava intoccabile: la difesa. È un ribaltamento che verosimilmente passerà in secondo piano nei titoli di giornata, tutti concentrati sul rimbalzo del tech, ma che per il listino milanese pesa parecchio.

Il caso del giorno: la difesa europea trema dopo lo stop tedesco alle fregate

Il fattore scatenante arriva da Berlino. Secondo quanto riportato dal Financial Times e ripreso da Reuters, il governo tedesco ha deciso di accantonare il programma per la costruzione di sei fregate F126 — la più grande commessa navale militare dal Dopoguerra — a fronte di ritardi e di costi che sarebbero saliti oltre i 18 miliardi di euro, contro una stima iniziale intorno ai 10. Al loro posto il ministro della Difesa Boris Pistorius punterebbe su otto unità più piccole della classe Meko A-200, affidate a TKMS.

La reazione sui mercati è stata immediata e severa. Rheinmetall, che avrebbe dovuto guidare il programma come contraente principale in un’operazione da circa 12,8 miliardi, è arrivata a perdere tra il 13% e il 16% (in alcuni momenti anche di più, secondo Bloomberg), avviandosi verso una delle peggiori sedute della sua storia. In controtendenza TKMS, balzata di circa il 10%.

L’onda si è propagata a tutto il comparto europeo, e Milano non ne è rimasta immune. A Piazza Affari Avio segna la peggiore performance del FTSE MIB, in calo di oltre il 5% a quota 29,98 euro, mentre Leonardo arretra di oltre il 4% poco sopra i 48 euro (le rilevazioni sui peer continentali oscillano tra il -3,5% e il -4,6% a seconda delle fonti). Cedono anche Hensoldt, Saab, Thales e BAE Systems.

Al di là dei numeri di giornata, è la lettura di fondo a contare. Come hanno sottolineato diversi analisti citati da CNBC e Investing, lo stop tedesco riaccende un dubbio che il mercato covava da mesi: quanto degli imponenti impegni di spesa militare annunciati dai governi europei si tradurrà davvero in commesse e ricavi per le aziende del settore? I titoli della difesa, va ricordato, hanno già archiviato un 2026 complessivamente debole, complice il timore di una possibile distensione sui fronti caldi. La vicenda F126, in questo senso, sembra più un sintomo che una causa: probabilmente alimenterà nei prossimi giorni un riesame della “tesi difesa” che ha sostenuto a lungo i listini europei.

STMicroelectronics prova il rimbalzo, Wall Street guarda a Micron

Mentre la difesa scivola, il settore che ieri aveva terrorizzato i mercati prova a rialzare la testa. STMicroelectronics, crollata di oltre l’8% nella seduta precedente sull’ondata di vendite globali sui chip, oggi recupera circa l’1,3% in area 64,35 euro. Un rimbalzo ancora cauto, ma che fotografa bene il cambio di umore.

La spinta arriva da oltreoceano e dall’Asia. Dopo due sedute pesanti, Wall Street prova a stabilizzarsi: in avvio i futures e poi i principali indici si muovono in rialzo frazionale, con il Nasdaq che, secondo i dati di mercato, recupera attorno allo 0,6% e l’S&P 500 in progresso di circa lo 0,3%. In Corea del Sud il Kospi è rimbalzato di oltre il 3% dopo il -10% del giorno prima, con Samsung ed SK Hynix in deciso recupero.

Tutti gli occhi, però, sono puntati su un appuntamento serale: i conti trimestrali di Micron, attesi dopo la chiusura di Wall Street. Il consenso degli analisti, riferisce TheStreet, indica un utile intorno ai 20,8 dollari per azione su ricavi vicini ai 36 miliardi, ma è soprattutto la guidance su prezzi, domanda e capacità produttiva a essere considerata cruciale. Le opzioni, segnala Benzinga, prezzano un movimento potenziale di circa il 14% in una direzione o nell’altra: è plausibile che la trimestrale del colosso della memoria diventi il vero spartiacque per l’intero comparto dell’intelligenza artificiale, e quindi anche per il sentiment sui chip europei come STM nelle prossime sedute.

Petrolio ai minimi e spread stabile: il quadro macro favorevole

Sul fronte macro, almeno due elementi giocano oggi a favore dei mercati. Il primo è il petrolio. Con la normalizzazione del traffico navale nello Stretto di Hormuz e i progressi nei colloqui tra Stati Uniti e Iran — Washington avrebbe concesso una sospensione di 60 giorni sulle sanzioni petrolifere — i prezzi del greggio sono scivolati ai minimi da febbraio: il Brent viaggia poco sotto i 76 dollari e il WTI attorno ai 72, mentre a New York il contratto con scadenza agosto è sceso sotto i 72 dollari. Un raffreddamento che, se confermato, allenta i timori inflazionistici, anche se penalizza i petroliferi: a Milano ENI cede oltre l’1% a 21,25 euro.

Il secondo elemento è la tenuta del debito sovrano italiano. Nonostante il clima globale di avversione al rischio, lo spread BTP-Bund si mantiene poco sopra i 70 punti base, con il rendimento del decennale sceso sotto il 3,65%. Un segnale che, ancora una volta, conferma la solidità relativa con cui il mercato continua a guardare a Roma. Sul fronte valutario l’euro arretra sotto 1,135 dollari, mentre l’oro si muove in area 4.000-4.090 dollari (le rilevazioni divergono leggermente tra i diversi contratti) e l’argento scende sotto i 61,5 dollari.

Tra i singoli titoli, da segnalare il rialzo di oltre il 2% di Poste Italiane, sostenuta dalla revisione al rialzo di Barclays, che ha alzato il target price e migliorato il giudizio a “Overweight”. Forte volatilità invece su Saipem, in altalena dopo aver comunicato la cessione dell’intera partecipazione in Saudi Arabian Saipem per circa 285 milioni di dollari.

Cosa aspettarsi nel finale di seduta

Il quadro che emerge è quello di un mercato a due velocità. Da un lato la macchina dei semiconduttori prova a ripartire e il contesto macro — petrolio in calo, spread stabile — offre un appoggio; dall’altro, la frenata della difesa ricorda che alcune delle narrazioni più affollate degli ultimi mesi possono incrinarsi rapidamente.

Nel finale di giornata, l’attenzione resterà verosimilmente concentrata sull’apertura piena di Wall Street e, soprattutto, sull’attesa per i conti di Micron in serata: un risultato solido potrebbe consolidare il rimbalzo del tech e restituire fiducia anche ai chip europei, mentre una delusione rischierebbe di riaccendere i timori sulle valutazioni dell’IA. Per Piazza Affari, probabilmente, la capacità di restare in prossimità dei 52.000 punti nonostante il crollo della difesa è già di per sé un segnale di tenuta. Ma il vero test, come spesso accade, si gioca altrove e si saprà solo a mercati chiusi.


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