Investire in Criptovalute: Rischi, Come Funzionano i Bitcoin e come inserirli correttamente nel Portafoglio

Cosa trovi in questo articolo

Investire in criptovalute è diventato uno dei temi più discussi della finanza moderna. Se ne parla nelle conversazioni tra piccoli risparmiatori e nei comitati investimento dei grandi gestori, e la lista dei prodotti quotati legati a Bitcoin ed Ethereum si è allungata di anno in anno. Questa attenzione, però, rischia di far saltare un passaggio preliminare: capire che cosa si sta comprando.

Prima di allocare qualsiasi cifra in investimenti in criptovalute è utile chiarire tre aspetti. La tecnologia che sta sotto, cioè come viene registrata e protetta ogni operazione. La funzione economica reale, che per Bitcoin è diversa da quella di Ethereum e ancora più diversa da quella delle migliaia di token minori. E soprattutto il profilo di rischio, che per questa classe di attività è molto lontano da quello di azioni e obbligazioni.

Bitcoin e Criptovalute: Cosa Servono e Come Funzionano

Cosa servono i bitcoin

Bitcoin nasce nell’ottobre del 2008, quando una persona o un gruppo noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto pubblica il documento che ne descrive il funzionamento. La rete parte all’inizio del 2009 e nasce con un obiettivo preciso: permettere pagamenti tra due soggetti senza passare da una banca o da un intermediario centrale. Per questo si parla di rete peer-to-peer decentralizzata.

Nel tempo, almeno per una parte del mercato, il bitcoin ha assunto anche un altro ruolo, quello di riserva di valore digitale, tanto che viene spesso chiamato “oro digitale”. Il paragone nasce da una caratteristica del protocollo: l’offerta massima è fissata a 21 milioni di unità e non può essere aumentata senza il consenso della rete. Le nuove monete vengono create a ritmo decrescente, con un dimezzamento della ricompensa per i validatori circa ogni quattro anni. L’ultimo è avvenuto nell’aprile del 2024.

Questa scarsità programmata è il motivo per cui alcuni investitori lo considerano una possibile copertura dall’inflazione delle valute fiat, quelle emesse dalle banche centrali e prive di un tetto massimo. Va detto che si tratta di una tesi, non di una proprietà dimostrata: nei periodi di forte rialzo dei prezzi al consumo, come il 2022, il bitcoin ha perso valore insieme ai mercati azionari invece di difenderlo.

Come funzionano i bitcoin

Il cuore del sistema è la blockchain, che si può immaginare come un grande registro contabile condiviso. Ogni transazione viene inserita in un blocco, i blocchi sono collegati l’uno all’altro in ordine cronologico e la catena risultante è copiata su migliaia di computer sparsi nel mondo, chiamati nodi.

Non esiste un’unica copia “ufficiale” custodita da qualcuno. Quando una nuova operazione viene proposta, i nodi controllano che sia valida, per esempio che chi invia i fondi li possieda davvero, e la rete raggiunge un accordo su quale sia la versione corretta del registro. Questo accordo si chiama consenso di rete. Per Bitcoin si basa sul cosiddetto proof of work, un meccanismo in cui chi valida i blocchi deve impiegare potenza di calcolo e quindi energia, rendendo molto costoso alterare lo storico.

Il risultato è un registro che, in pratica, non può essere modificato a posteriori senza controllare la maggior parte della rete. Chi possiede bitcoin, però, non ha un conto presso qualcuno: possiede una chiave privata, una sequenza di caratteri che autorizza i movimenti. Chi la perde, perde anche l’accesso ai fondi, e nessun servizio clienti potrà recuperarla. È un punto che ritroveremo tra i rischi.

Le altre criptovalute funzionano con logiche diverse. Ethereum, per esempio, è una rete su cui si possono eseguire programmi chiamati smart contract, e il suo token serve a pagare l’esecuzione di queste operazioni. Molte altcoin, invece, hanno una funzione economica difficile da individuare e un valore che dipende soprattutto dalle aspettative del momento.

Conviene Investire in Criptovalute? Opportunità e Rischi Reali

La risposta, probabilmente, dipende dalla quantità di capitale che si è disposti a mettere a rischio e dalla capacità di sopportare perdite profonde senza vendere nel momento sbagliato. Le opportunità esistono, ma vanno lette insieme ai pericoli.

Le opportunità

La prima è l’asimmetria del rendimento. Poiché il prezzo di partenza di molte criptovalute è stato molto basso, le fasi di rialzo hanno prodotto in alcuni cicli moltiplicatori che nei mercati tradizionali sono rari. Una piccola posizione può quindi incidere sul risultato complessivo se le cose vanno bene, mentre il danno è contenuto se le cose vanno male, a patto che la quota sia davvero marginale.

La seconda è la possibile decorrelazione parziale rispetto agli asset tradizionali. Qui serve prudenza: in diverse fasi di mercato, soprattutto durante le tensioni del 2022, Bitcoin si è mosso in sintonia con i titoli tecnologici statunitensi. Forse nel lungo periodo il beneficio di diversificazione resta, ma non è una caratteristica su cui costruire certezze.

La terza è l’innovazione tecnologica sottostante. Registri distribuiti, token e contratti programmabili sono un ambito in cui banche, società di pagamento e gestori stanno sperimentando, e questo probabilmente continuerà a sostenere l’interesse del settore. Un’innovazione utile, tuttavia, non garantisce che ogni singolo token ne tragga valore.

Investire in criptovalute: rischi

Volatilità estrema. I prezzi possono muoversi di decine di punti percentuali in poche settimane. I dati storici lo mostrano bene.

Nostra elaborazione su massimi e minimi di ciclo, valori arrotondati.
Periodo Asset Calo massimo dal picco
2017 / 2018 Bitcoin Circa 84%
2017 / 2018 Ether Oltre 90%
2021 / 2022 Bitcoin Circa 77%
2021 / 2022 Ether Circa 82%

Scorri la tabella lateralmente per vedere tutte le colonne.

Per Bitcoin sono quindi comparsi drawdown superiori all’80% in più di un ciclo, mentre per le altcoin meno liquide i cali oltre il 90% non sono un’eccezione. Con un’ipotesi di ritorno ai massimi precedenti, un calo dell’80% richiede un rialzo del 400% per recuperare il capitale: un conto che spesso viene sottovalutato.

Rischio regolatorio e fiscale. Il quadro normativo è in evoluzione. In Europa il regolamento MiCA, applicabile per le parti principali dalla fine del 2024, ha introdotto regole per gli emittenti di stablecoin e per i fornitori di servizi, come gli exchange, che devono ottenere un’autorizzazione. È un passo avanti per la tutela degli utenti, anche se non elimina il rischio di prezzo.

Sul piano fiscale in Italia, per le persone fisiche le plusvalenze da criptovalute rientrano nei redditi diversi. Secondo la normativa che risulta in vigore, dal 2025 non esiste più la soglia di esenzione dei 2.000 euro e dal 1° gennaio 2026 l’imposta sostitutiva sulla generalità delle cripto-attività è salita al 33%, mentre resta al 26% per i token di moneta elettronica in euro conformi a MiCA. Le plusvalenze vanno indicate in dichiarazione e, anche in assenza di vendite, la detenzione può comportare obblighi di monitoraggio. Trattandosi di una materia che cambia spesso, è probabilmente utile verificare la propria situazione con un commercialista.

Rischio di custodia e truffe. Il caso più noto è il fallimento dell’exchange FTX nel novembre del 2022, che ha lasciato molti clienti in attesa di rimborsi parziali. Prima ancora, nel 2014, era toccato a Mt. Gox. A questi episodi si aggiungono gli attacchi informatici alle piattaforme, le truffe di finti servizi di investimento e, sul fronte personale, lo smarrimento delle chiavi private. In una struttura decentralizzata la responsabilità della sicurezza ricade in gran parte su chi detiene i fondi.

Come Investire in Criptovalute in Modo Sicuro: Exchange vs Strumenti Regolamentati (ETN/ETP)

Esistono due strade principali per esporsi a Bitcoin ed Ethereum, con differenze importanti in termini di custodia, fisco e livello di vigilanza.

Acquisto diretto su exchange

Chi compra direttamente, di solito lo fa su una piattaforma di scambio. Qui il punto chiave è dove restano i fondi. Lasciarli sull’exchange significa affidarsi alla sua solidità: se la piattaforma non è vigilata o incontra difficoltà, il recupero può rivelarsi lungo e incerto. Per questo chi sceglie questa strada valuta spesso la custodia autonoma con un hardware wallet, un dispositivo fisico che conserva le chiavi private offline, in cosiddetto cold storage.

La custodia in proprio elimina il rischio di controparte ma sposta tutto il peso sull’utente: backup della frase di recupero, protezione da phishing e attenzione alle copie digitali. Conviene inoltre privilegiare operatori autorizzati nell’Unione europea secondo le regole MiCA, e diffidare di chi promette rendimenti garantiti.

Strumenti finanziari regolamentati: ETN ed ETP

La seconda strada passa dal proprio conto titoli. Gli ETP e gli ETN sono strumenti quotati in borsa che replicano il prezzo di Bitcoin, di Ethereum e di altre criptovalute. Nella versione con replica fisica, l’emittente detiene le monete sottostanti presso un custode specializzato, e l’investitore compra e vende in euro attraverso la propria banca o il proprio broker, come farebbe con un’azione.

I vantaggi sono diversi. Non c’è un portafoglio da gestire, quindi viene meno il problema di perdere le chiavi. Non si è esposti agli hacker degli exchange sul proprio capitale. La fiscalità, inoltre, è probabilmente più lineare: questi strumenti sono trattati come strumenti finanziari con imposta sostitutiva al 26%, e nel regime amministrato è spesso l’intermediario a calcolare e versare l’imposta.

Restano però alcuni elementi da verificare, come la commissione annua, che di solito è più alta di quella di un ETF azionario, e la solidità dell’emittente e del custode. Esporsi tramite ETP, inoltre, non riduce la volatilità del sottostante: cambia il modo in cui si detiene l’esposizione, non il rischio di prezzo.

Nostra elaborazione, sintesi indicativa da verificare caso per caso.
Aspetto Exchange e wallet ETP / ETN su conto titoli
Custodia A carico dell’investitore o della piattaforma Affidata a un custode, titolo depositato in banca
Rischio hacker Presente, in particolare sulle piattaforme Non ricade sul capitale dell’investitore
Fiscalità 33% sulle plusvalenze, gestione in dichiarazione 26%, spesso gestita dall’intermediario
Vigilanza Dipende dall’operatore scelto Strumento quotato su mercato regolamentato
Costi Commissioni di negoziazione e prelievo Commissione annua dello strumento

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Gestione del Rischio: Quante Crypto Inserire nel Tuo Portafoglio

Una volta scelto lo strumento, resta la domanda che incide di più sul risultato: quanto capitale dedicare. Nella teoria di costruzione del portafoglio, le criptovalute rientrano probabilmente nella cosiddetta cesta satellite o speculativa, cioè una parte di capitale a cui si chiede rendimento potenziale e che si accetta di poter perdere in larga misura. Il nucleo del patrimonio, il cosiddetto core, resta invece affidato a strumenti più stabili e diversificati.

Per questa cesta una quota compresa tra l’1% e il 5% al massimo del capitale totale investibile è un’indicazione di prudenza diffusa. Un esempio numerico aiuta a capire perché. Con un patrimonio di 100.000 euro e una posizione del 3%, quindi 3.000 euro, un calo dell’80% della componente crypto riduce il patrimonio di circa 2.400 euro, pari al 2,4%: una perdita dolorosa ma sostenibile. Con una quota del 30% lo stesso calo toglierebbe 24.000 euro, un colpo che richiederebbe anni per essere recuperato.

Conta anche la disciplina nel tempo. Se il valore della posizione raddoppia, il peso sul totale cresce da solo: nell’esempio, i 3.000 euro diventano 6.000 e la quota sale a circa il 5,8%. Senza regole, la parte più rischiosa del portafoglio diventa pian piano la più influente.

Per questo è utile fissare in anticipo un ribilanciamento periodico, per esempio una volta all’anno oppure quando la quota supera una soglia prestabilita. Nell’esempio, riportare la posizione al 3% significa vendere circa 2.900 euro e prendere profitto quando i prezzi salgono, riallocando verso il resto del portafoglio. Il meccanismo funziona anche al contrario e richiede lucidità: quando i prezzi scendono, l’esito è quello di ricomprare a prezzi inferiori, un passaggio psicologicamente meno semplice. Una regola scritta prima, a mente fredda, serve proprio a questo.

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Inserire un asset ad alta volatilità come le criptovalute in un portafoglio richiede metodo, strumenti di analisi rigorosi e un controllo costante del rischio complessivo. Il punto non è scegliere il token giusto, ma capire come ogni componente si combina con le altre e quanto pesa sul risultato finale.

Noi di InvestireHub ci occupiamo proprio di questo: formare chi investe a ragionare con metodo, senza logiche di collocamento. Il nostro percorso mette insieme lezioni registrate e appuntamenti live, in cui spieghiamo come funzionano ETF, ETN e certificati, perché certi prodotti vengono proposti più di altri e come inserire ogni asset class, criptovalute comprese, in una strategia solida e bilanciata.

Con queste competenze si è probabilmente un passo avanti: si smette di inseguire i consigli del momento e si decide in base ai dati, non all’emotività.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e formative e non costituiscono consulenza finanziaria personalizzata né sollecitazione all’investimento. Le criptovalute sono strumenti ad alto rischio e possono comportare la perdita dell’intero capitale investito. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.

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