Fed, rialzo di 25 punti base con voto unanime

Mercoledì alle 20:00 italiane il FOMC ha portato l’intervallo dei Fed Funds al 3,75%-4%, dal 3,50%-3,75%. È il primo aumento da luglio 2023. Da quel picco la Fed aveva tagliato sei volte, per un totale di 175 punti base, prima di invertire la rotta.

La decisione era ampiamente attesa. Alla vigilia il CME FedWatch assegnava al rialzo una probabilità del 93%, mentre i mercati predittivi si fermavano all’88%. Il dato più significativo è il voto: 12 a 0. A luglio il comitato si era spaccato 9 a 3, con tre membri già favorevoli a un aumento. In due mesi, quindi, il FOMC si è compattato sulla linea restrittiva.

Il quadro macro spiega in parte la svolta. La Fed ha rivisto al rialzo la stima di crescita del PIL al 2,3% (dal 2,2%) e al ribasso quella sulla disoccupazione al 4,1% (dal 4,3%), un livello che coincide con il dato attuale. Sul fronte dei prezzi, l’indice PCE, la misura usata per l’obiettivo del 2%, è salito a un ritmo annualizzato del 3,7% sia a giugno sia a luglio. Warsh ha descritto un’economia vicina alla piena occupazione e si è detto convinto che la Fed possa riportare l’inflazione verso il target senza danneggiare il mercato del lavoro.

Dot plot: 16 membri su 18 vedono un altro rialzo entro dicembre

Le nuove proiezioni collocano la mediana dei tassi a fine 2026 al 4,125%, che corrisponde a un intervallo del 4%-4,25%. A giugno era al 3,8%. Sedici partecipanti su diciotto indicano almeno un ulteriore aumento entro fine anno e quattro di loro ne considerano possibili due. Sale anche il tasso di lungo periodo, al 3,25% da poco sopra il 3%.

Sul 2027 il comitato appare molto più diviso: otto partecipanti prevedono un altro rialzo, sei tassi fermi e quattro dei tagli. Warsh, come già a giugno, non ha inserito la propria proiezione nel grafico, uno strumento verso cui ha espresso più volte riserve.

IndicatoreRiferimento precedenteSettembre 2026
Intervallo Fed Funds3,50%-3,75%3,75%-4%
Voto del FOMC9-3 (luglio)12-0
Mediana tassi fine 20263,8% (giugno)4,125%
Tasso di lungo periodopoco sopra 3% (giugno)3,25%
Stima crescita PIL2,2%2,3%
Stima disoccupazione4,3%4,1%
Nostra elaborazione sulle proiezioni economiche della Federal Reserve.

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Petrolio e inflazione: la Fed stringe contro un prezzo che non governa

In conferenza stampa Warsh ha riconosciuto un limite che le banche centrali di solito lasciano sullo sfondo. La Fed non può incidere sul prezzo di un singolo bene, ha spiegato citando il petrolio e gli alimentari. Può però impedire che quei rincari si estendano al resto del paniere, con effetti di secondo e terzo ordine sull’economia. «La realtà è che l’inflazione è troppo alta e lo è da troppo tempo», ha aggiunto.

Il punto è centrale per leggere la decisione. Lo shock di questi mesi nasce soprattutto dall’offerta di energia, e nessun livello dei tassi riapre un oleodotto o uno stretto marittimo. Il rialzo, con ogni probabilità, mira meno a raffreddare la domanda e più a tenere ancorate le aspettative di famiglie e imprese, prima che l’aumento del carburante passi a salari e listini. Warsh stesso ha parlato di una “dose di accomodamento” rimossa per rendere le condizioni finanziarie più coerenti con l’obiettivo.

Oleodotto East-West e Stretto di Hormuz, dove nasce la pressione sui prezzi

Nell’ultimo mese il Brent è salito di circa il 20% e su base annua segna un rialzo vicino al 60%. A spingere le quotazioni è soprattutto l’Arabia Saudita. L’oleodotto East-West trasporta fino a 7 milioni di barili al giorno verso il Mar Rosso e rappresenta l’alternativa allo Stretto di Hormuz, bloccato dall’Iran da marzo. Dal 10 settembre è fermo dopo un attacco con droni.

Sui tempi di ripartenza le stime divergono molto. Washington parla di pochi giorni, alcuni analisti arrivano fino a otto settimane e Riad non ha fornito né una valutazione dei danni né una previsione sulla durata del fermo. Nel frattempo l’Arabia Saudita offre carichi aggiuntivi agli acquirenti asiatici con trasferimenti da nave a nave al largo di Sohar, in Oman, e questo spiega il calo del greggio di stamattina.

Anche i flussi da Hormuz vanno letti con cautela. Il dato più recente indica 18 milioni di barili transitati in una sola giornata, ma la media degli ultimi sette giorni si ferma intorno agli 11 milioni, circa la metà dei volumi precedenti al conflitto. Le spedizioni di GNL restano in larga parte bloccate.

Questa mattina il Brent oscilla tra 103,7 e 105,8 dollari al barile e il WTI tra 100,7 e 102,1 dollari. Sulle scorte USA il dato ufficiale ha mostrato un calo di 640.000 barili, a fronte della stima di un aumento di 7,1 milioni diffusa il giorno prima dall’American Petroleum Institute.

Da qui dipende forse buona parte del percorso della Fed. Una ripartenza rapida dell’oleodotto ridurrebbe il premio di rischio sul greggio e potrebbe rendere meno urgente la seconda stretta. Un fermo di diverse settimane porterebbe invece il FOMC a dover rialzare ancora contro lo stesso shock.

Mercati, le vendite sono iniziate durante la conferenza stampa

Prima dell’annuncio i principali indici americani erano in rialzo. La svolta è arrivata mentre Warsh parlava, come era già successo a luglio. Diversi gestori hanno lamentato risposte generiche e l’assenza di indicazioni sul percorso successivo. Alle domande sui rapporti con la Casa Bianca il presidente ha risposto di non avere nulla da comunicare e di non essere «una newsletter di Wall Street».

Il Dow Jones ha chiuso a 51.461,90 punti, in calo dell’1,21%, appesantito anche da Goldman Sachs (-4%) dopo che l’amministratore delegato ha segnalato costi più alti nel trimestre. L’S&P 500 ha perso lo 0,45% a 7.551,81 punti e il Nasdaq Composite lo 0,01% a 25.978,42. Per i tre indici è la terza seduta negativa di fila, la settima nelle ultime otto. Yardeni Research ha tagliato l’obiettivo di fine anno sull’S&P 500 a 7.900 punti da 8.400, indicando tra i rischi i rendimenti spinti dal caro energia.

Treasury, salgono biennale e decennale ma il trentennale tiene

Il comportamento dei titoli di Stato americani offre probabilmente la lettura più utile. Il decennale, sceso fino al 4,94% prima della decisione, ha chiuso intorno al 5,01%, il livello più alto dal 2007. Il biennale, il più sensibile alle attese sui tassi, è salito di circa 7 punti base ai massimi da oltre due anni. Il trentennale ha invece chiuso in leggero calo.

La tenuta della parte lunga della curva suggerisce che il mercato riconosca alla Fed una certa credibilità nella lotta all’inflazione. Allo stesso tempo, secondo alcuni operatori, gli investitori potrebbero dubitare che due soli rialzi bastino a riportare l’inflazione core al 2%. Credibilità sulla direzione, quindi, ma dubbi sull’intensità della correzione.

MercatoLivelloVariazione
Dow Jones (chiusura 16/9)51.461,90-1,21%
S&P 500 (chiusura 16/9)7.551,81-0,45%
Nasdaq Composite (chiusura 16/9)25.978,42-0,01%
Treasury 10 anni5,01% circamassimo dal 2007
Treasury 2 anni4,72%-4,74%+7 pb circa
FTSE MIB (mattina 17/9)in rialzo+0,49%
Spread BTP-Bund (mattina 17/9)85 pbinvariato
Nostra elaborazione. I dati europei sono rilevazioni della mattinata e possono variare nel corso della seduta.

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Borse europee in rialzo, Wall Street attesa in positivo

In Europa la decisione viene letta in modo diverso. In mattinata il FTSE MIB guadagna lo 0,49%, Francoforte lo 0,55%, Londra lo 0,44% e Parigi lo 0,41%. Lo spread tra BTP e Bund resta stabile a 85 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 4,36%.

Una possibile spiegazione è che la fermezza della Fed rassicuri su un’inflazione che anche l’Eurozona deve affrontare. La BCE ha alzato i tassi il 10 settembre, per la seconda volta quest’anno, portando il tasso sui depositi al 2,50% dopo che l’inflazione dell’area euro è salita al 3,3% ad agosto. Le due banche centrali stanno quindi rispondendo allo stesso shock energetico con la stessa direzione.

I future americani segnano rialzi tra lo 0,6% e lo 0,7%. Se il quadro dovesse reggere fino all’apertura delle 15:30, Wall Street dovrebbe avviare la seduta in recupero dopo le vendite di ieri.

Il fattore politico, un presidente scelto da Trump che vota il rialzo

Warsh è stato indicato da Donald Trump, che per mesi ha chiesto alla Fed di tagliare i tassi. Il rialzo arriva a circa sette settimane dalle elezioni di metà mandato. Anche Christopher Waller, che a inizio settembre si era detto propenso a lasciare i tassi invariati, ha votato a favore dell’aumento.

L’unanimità potrebbe offrire alla Fed una certa protezione dalle pressioni politiche, perché presenta la stretta come una scelta dell’intero comitato. Resta però lo stile comunicativo di Warsh: niente forward guidance esplicita, niente proiezione personale nel dot plot, risposte ridotte al minimo sui rapporti con la Casa Bianca. È probabile che questa impostazione continui ad aumentare la volatilità intorno a ogni conferenza stampa, perché i mercati dovranno ricavare le indicazioni soprattutto dai dati.

Le prossime tappe per tassi e mercati

Il calendario dei prossimi giorni è fitto. Oggi escono i prezzi al consumo definitivi dell’Eurozona di agosto e nel pomeriggio la Bank of England dovrebbe lasciare i tassi invariati. Domani tocca alla Bank of Japan, per cui gli analisti prevedono un rialzo di 25 punti base.

Per la Fed il riferimento principale sarà l’indice PCE del 30 settembre, che secondo le attese dovrebbe mostrare pochi cambiamenti rispetto al 3,7% dei mesi estivi. La prossima riunione del FOMC è fissata per il 27 e 28 ottobre, senza aggiornamento del dot plot, mentre la BCE si riunirà il 29 ottobre.

Se l’inflazione restasse su questi livelli e l’oleodotto saudita non ripartisse in tempi brevi, un secondo rialzo entro dicembre sembrerebbe lo scenario più probabile. Un rientro rapido del prezzo del greggio potrebbe invece dare al FOMC margine per fermarsi, anche se il messaggio di Warsh lascia pensare che la Fed voglia prima vedere un rallentamento dei prezzi confermato da più dati.

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Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Le performance passate non sono indicative di risultati futuri. Prima di prendere decisioni di investimento valuta la tua situazione personale e, se necessario, rivolgiti a un professionista.