Chi guarda solo la variazione degli indici azionari rischia di leggere male questa settimana. In cinque sedute il FTSE MIB ha perso circa un punto percentuale, un movimento modesto se preso da solo. Il punto è un altro: la direzione dei listini è stata decisa quasi interamente sul mercato obbligazionario, dove la corsa dei rendimenti governativi ha compresso i margini di manovra dell’azionario. Secondo Investing.com, lo STOXX 600 si avvia a chiudere la peggiore settimana in termini percentuali dall’inizio di luglio, pur restando oggi sostanzialmente stabile.
Sullo sfondo restano due variabili che si alimentano a vicenda: il conflitto tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, che ha rimesso in moto i prezzi energetici, e il timore che l’inflazione da costi costringa le banche centrali a un ulteriore giro di vite.
Le cinque sedute che hanno cambiato il tono di settembre
Il mese si è aperto con Piazza Affari maglia nera d’Europa. Dopo la chiusura piatta di lunedì 31 agosto a quota 52.613 punti, martedì 1 settembre il FTSE MIB ha ceduto l’1,3% scivolando sotto i 52.000 punti, riportandosi sui livelli di fine luglio secondo Il Sole 24 Ore Radiocor. Nella stessa giornata Francoforte ha perso l’1,1%, Parigi lo 0,4% e Londra lo 0,3%, mentre l’inflazione dell’area euro di agosto è salita al 3,3%, spinta dal capitolo energia.
Mercoledì 2 settembre la seduta è rimasta senza direzione, con l’indice milanese intorno a 51.824 punti e il tonfo di Lottomatica, arrivato a superare il 10% dopo l’annuncio della fusione con la spagnola Cirsa. Giovedì 3 il quadro si è ribaltato: il MIB ha chiuso in rialzo dello 0,9% a 52.245,47 punti, il Mid Cap dello 0,4% e lo Small Cap dello 0,3%, come riportato da MarketScreener. A dare la spinta sono state due cose insieme, il tono più accomodante del governatore della Fed Christopher Waller e un dato domestico solido, con il PMI dei servizi italiano ad agosto a 55,2 punti da 52,5 di luglio, il massimo da aprile 2023 e ben sopra il consenso di 53,3.
Sempre giovedì Wall Street ha archiviato una seduta positiva, con il Dow Jones in progresso dell’1,2%, l’S&P 500 dell’1,1% e il Nasdaq dell’1,4%.
Il nodo non è l’azionario, è il costo del denaro
La vendita sui governativi è il vero filo conduttore della settimana. Il rendimento del Bund decennale ha toccato il 3,37%, secondo Investing.com il livello più alto dal 2011, mentre lo Schatz a due anni, più sensibile alle attese di politica monetaria, si è avvicinato al 2,98%. Quando il tasso privo di rischio sale così, il premio implicito riconosciuto all’azionario si comprime e a pagare il conto sono soprattutto i titoli growth a lunga duration, in particolare tecnologia e immobiliare.
Sul fronte europeo la pressione arriva dai prezzi. Oltre all’inflazione al 3,3%, i prezzi alla produzione dell’Eurozona sono saliti a luglio dell’1,6% su base mensile contro l’1,2% atteso da FXStreet, dopo il calo dello 0,3% di giugno. In questo contesto una stretta ulteriore della BCE viene considerata dagli operatori uno scenario molto probabile, con il membro del consiglio Martin Kocher che si è già espresso a favore di un rialzo ravvicinato.
Negli Stati Uniti la partita è più aperta. I tassi sono fermi in area 3,50%-3,75% da dicembre 2025 e il presidente della Fed Kevin Warsh ha mantenuto un tono restrittivo a Jackson Hole, ma le aperture di Waller e del presidente della Fed di New York John Williams hanno cambiato le probabilità implicite: i futures, riporta Investing.com, hanno ridotto la stima di un rialzo da 25 punti base entro il mese da quasi il 65% a circa il 50%. Un lancio di moneta, di fatto.
Perché Piazza Affari sta reggendo meglio della media
Qui c’è l’elemento meno raccontato di questi giorni. Il differenziale tra BTP e Bund è rimasto fermo in area 82-83 punti base per tutta la settimana, con il decennale italiano intorno al 4,17%. Significa che la tensione non arriva dal rischio Paese ma dal tasso privo di rischio: il BTP sale perché sale il Bund, non perché il mercato stia rivedendo la sua fiducia sull’Italia.
È una differenza sostanziale rispetto agli episodi di stress degli anni passati, quando l’allargamento dello spread amplificava ogni shock esterno. Oggi il canale di trasmissione è la duration, non il premio sovrano, e questo probabilmente spiega perché il listino milanese abbia limitato i danni pur avendo un peso elevato di banche e utility, entrambe sensibili ai tassi.
Anche il quadro macro domestico aiuta. Oltre al PMI dei servizi, l’Istat ha confermato per il secondo trimestre 2026 una crescita del PIL dello 0,2% congiunturale e dell’1% tendenziale, con una crescita acquisita per l’anno allo 0,8%, mentre la disoccupazione di luglio è rimasta stabile al 5,8%. Da inizio anno il FTSE MIB resta in progresso di quasi il 16% secondo i dati MarketScreener, pur trovandosi ora poco meno del 4% sotto i massimi toccati in agosto.
I numeri chiave della settimana
| Indicatore | Valore recente | Lettura della settimana |
|---|---|---|
| FTSE MIB | circa 52.080 punti-1% su cinque sedute | Poco meno del 4% sotto i massimi di agosto, con il saldo da inizio anno che resta vicino al +16%. |
| STOXX 600 | 649,5 puntipeggiore ottava da luglio | Indice continentale vicino ai minimi delle ultime settimane, con chimica e banche tra i comparti piu penalizzati. |
| Bund 10 anni | 3,34% – 3,37%massimi dal 2011 | È il vero motore della settimana: la salita del tasso privo di rischio comprime il premio riconosciuto all’azionario. |
| BTP 10 anni | 4,17%spread fermo a 82-83 pb | Il rendimento sale in scia al Bund, non per un peggioramento del rischio Paese percepito dal mercato. |
| Treasury 10 anni | 4,75%area massimi da tre anni | Il ripiegamento dai picchi è arrivato solo dopo le aperture di Waller e Williams. |
| Brent | 95 – 97 dollariverso il +7% settimanale | Transiti ridotti nello Stretto di Hormuz, con Arabia Saudita, Emirati, Kuwait e Iraq che riescono ancora a spedire. |
| Gas TTF | circa 72 euro/MWhmassimi da dicembre 2022 | Stoccaggi europei intorno al 62% della capacità a poche settimane dall’inverno. |
| Oro | circa 4.505 dollarisettimana altalenante | Recupero dei livelli di lunedì dopo il passaggio sotto i 4.300 dollari l’oncia. |
| EUR/USD | 1,162euro in recupero | Cambio risalito dopo la discesa sotto 1,16 di inizio settimana, sulla scia del tono Fed. |
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La giornata di oggi: banche sotto pressione, occhi sul lavoro americano
L’ultima seduta della settimana si è aperta in tono minore. Il FTSE MIB ha avviato le contrattazioni in flessione dello 0,1% a 52.191 punti secondo ANSA, per poi allargare il ribasso oltre lo 0,3% nei primi scambi, appesantito proprio dalle banche.
Il dettaglio interessante è quale comparto stia pagando. UniCredit ha ceduto l’1,3%, davanti a Banco BPM (-1,2%), BPER (-1%), Mediobanca (-0,7%), Intesa (-0,7%) e MPS (-0,6%), che pure ha ricevuto ieri dalla BCE il via libera all’integrazione di Piazzetta Cuccia. Un semaforo verde atteso da mesi che non ha prodotto acquisti, segnale che il mercato sta probabilmente già scontando l’operazione e in questa fase preferisce guardare al ciclo dei tassi. Debolezza anche per Eni (-0,6%), Fineco (-0,6%) e Terna (-0,5%), mentre sul lato opposto si sono messe in luce Prysmian (+1,7%), Campari (+1,2%), Stellantis (+1,2%) e Leonardo (+1,2%). Banca Generali si è mossa in cauto rialzo dopo i dati sulla raccolta di agosto, senza scaldarsi sulle voci relative a un possibile interesse di UniCredit.
Sul fronte continentale, riporta Reuters, lo STOXX 600 guadagnava lo 0,1% a 649,54 punti intorno alle 9,25 italiane, con DAX in leggero rialzo, Londra e Parigi appena sotto la parità. Il movimento più vistoso arriva da Volkswagen, in progresso di circa il 6% dopo l’accordo di risanamento raggiunto dal consiglio di sorveglianza, che prevede il taglio di 50.000 posti di lavoro ed evita l’escalation con i sindacati e con la Bassa Sassonia. Chimica e banche, i due comparti più legati al ciclo economico, cedevano invece quasi un punto percentuale ciascuno.
Alle 14,30 italiane arriva il rapporto sul mercato del lavoro statunitense di agosto, l’ultimo dato completo prima della riunione Fed del 15 e 16 settembre. Il consenso Dow Jones indica circa 53.000 nuovi occupati, con disoccupazione stabile al 4,1% e salari orari in crescita di circa lo 0,2% mensile; il sondaggio Reuters si posiziona intorno ai 58.000. A luglio le buste paga erano scese di 23.000 unità e ad agosto il report ADP ha segnalato appena 38.000 assunzioni nel settore privato, il dato più basso degli ultimi sette mesi. Citigroup si spinge più in basso, stimando circa 20.000 posti e un possibile ritocco della disoccupazione al 4,2%.
Ne esce una logica di lettura rovesciata rispetto al solito: in questa fase un dato debole verrebbe verosimilmente accolto con sollievo dall’azionario, perché rafforzerebbe la posizione di chi nel FOMC chiede una pausa, mentre una lettura molto robusta riaprirebbe lo scenario di stretta. Secondo ING, per far slittare un rialzo servirebbe probabilmente un numero sotto le 25.000 unità accompagnato la prossima settimana da un CPI core contenuto, sotto lo 0,2% mensile.
Petrolio e gas restano il perno del problema
Nessuna di queste dinamiche si spiega senza l’energia. Gli scontri tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz hanno di fatto ridotto al minimo il transito delle navi commerciali, con il Brent che si mantiene vicino ai massimi delle ultime sei settimane e si avvia a un guadagno settimanale intorno al 7%. Il WTI viaggia in area 91 dollari.
Come nota FIRSTonline, i prezzi restano alti ma non sono esplosi ai livelli visti qualche mese fa perché produttori come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq riescono ancora a spedire. È una tregua fragile, e il capitolo più delicato riguarda il gas: i futures TTF viaggiano intorno ai 72 euro per megawattora, verso i massimi da dicembre 2022, con gli stoccaggi europei riempiti al 62% della capacità a poche settimane dall’inverno.
Sui beni rifugio la settimana è stata altalenante. Come osservato da Chris Beauchamp di IG, l’oro è tornato sui livelli di lunedì dopo un passaggio sotto i 4.300 dollari, aiutato proprio dalle parole della Fed, mentre il bitcoin è risalito verso la soglia degli 80.000 dollari.
Cosa terremo d’occhio nelle prossime sedute
Il calendario dice che la settimana prossima conterà più di questa. L’indice dei prezzi al consumo statunitense sarà il vero arbitro della riunione Fed del 15 e 16 settembre, e in Europa la traiettoria dell’inflazione energetica peserà sulle scelte della BCE. Sul fronte domestico restano da monitorare la chiusura dell’operazione MPS-Mediobanca, il debutto di ICOP su Euronext Milan e l’ingresso ufficiale di Technoprobe nel FTSE MIB dal 21 settembre.
Per chi investe con un orizzonte di medio periodo, il messaggio di queste cinque sedute è meno drammatico di quanto suggeriscano i titoli: non è in discussione la tenuta degli utili societari, ma il tasso al quale quegli utili vengono scontati. È una distinzione che cambia il modo di costruire un portafoglio, perché sposta l’attenzione dalla scelta del singolo titolo alla gestione della duration complessiva dell’esposizione.
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