Piazza Affari guadagna terreno mentre New York apre in calo, e la spiegazione delle due direzioni opposte è probabilmente la stessa: il prezzo del greggio. Quello che oggi sostiene Eni, Tenaris e Saipem è però anche l’ingrediente che potrebbe complicare il lavoro di Christine Lagarde, attesa giovedì con una decisione che il mercato considera già scritta e un tono che invece resta tutto da capire.
Una seduta a due velocità tra Milano e New York
La giornata di mercoledì 22 luglio è iniziata con il piede sbagliato per Piazza Affari. Il Ftse Mib ha aperto in calo dello 0,35% a quota 52.101,89 punti, come rilevato da Teleborsa, dopo la chiusura positiva della vigilia a 52.285,09 punti (+0,81%). Nel giro di poche decine di minuti l’indice ha però invertito la rotta: intorno alle 11.30 viaggiava in progresso dello 0,94% a 52.779 punti, con un’escursione intraday compresa fra un minimo di 52.102 e un massimo di 52.813 punti. Nella parte centrale della seduta il guadagno si è assestato in area 0,6-0,9%, con le rilevazioni di Teleborsa che indicavano un +0,78%.
Dall’altra parte dell’Atlantico il quadro si è capovolto. Nelle prime battute della seduta americana, secondo i dati raccolti da Investing.com e dalle piattaforme di mercato, il Dow Jones cedeva circa lo 0,1%, l’S&P 500 lo 0,3% e il Nasdaq Composite arretrava di oltre mezzo punto percentuale, con l’indice allargato scivolato in area 7.490 punti. Un ripiegamento che arriva dopo una seduta brillante: martedì 21 luglio Wall Street aveva chiuso con Dow Jones a +0,74%, S&P 500 a +0,89% e Nasdaq a +1,29%, trainata dal ritorno di appetito sul comparto tecnologico.
La divergenza non è casuale. Milano è un listino a forte componente energetica, bancaria e industriale, con un peso della tecnologia ridotto ai minimi termini. Quando il petrolio corre, quella che negli ultimi anni è stata percepita come una debolezza strutturale del Ftse Mib si trasforma temporaneamente in un vantaggio relativo. New York, al contrario, sconta il greggio come costo e non come ricavo, in una giornata per giunta carica di attese sulle trimestrali dei giganti dell’intelligenza artificiale.
Il greggio detta il ritmo della seduta
Il movimento sul barile è stato progressivo e ha accelerato con il passare delle ore. In mattinata il Brent trattava intorno a 92,2 dollari (+1,3%), per poi salire oltre i 93 dollari e toccare quota 94,4 dollari con un progresso vicino al 3,7%, secondo le rilevazioni di Teleborsa, che segnalano il massimo da oltre un mese. Il Wti si è mosso in parallelo, dai 85,3 dollari del mattino fino a superare gli 87 dollari.
Il catalizzatore è geopolitico e non lascia molto spazio all’interpretazione. Le forze statunitensi hanno colpito obiettivi militari iraniani per l’undicesima notte consecutiva, con Teheran che ha risposto con lanci di missili verso basi americane nella regione. Il traffico mercantile nello Stretto di Hormuz risulta pressoché fermo, mentre alcune petroliere hanno invertito la rotta nel Mar Rosso dopo gli avvertimenti della milizia Houthi. Secondo quanto riferito dal Centcom e ripreso dalle agenzie, negli ultimi tre mesi l’Iran avrebbe attaccato oltre trenta navi mercantili nell’area, che formalmente resta aperta alla navigazione commerciale. A raffreddare ulteriormente le speranze di distensione hanno contribuito le parole del segretario di Stato Marco Rubio, secondo cui l’Iran non starebbe prendendo sul serio il negoziato.
Sul fronte dei singoli titoli il riflesso è stato immediato. Eni ha guidato il gruppo con un rialzo intorno al 2,2% in area 22,3 euro, seguita da Tenaris (+2,1% circa a 25,33 euro) e da Saipem, in progresso fra l’1,9% e il 2,2% a 4,435 euro. La società guidata da Alessandro Puliti ha comunicato di essersi aggiudicata da Eni Côte d’Ivoire un nuovo contratto di perforazione offshore per un valore di circa 260 milioni di dollari, un elemento che ha probabilmente amplificato l’effetto settore. La migliore performance del paniere principale è però arrivata da Inwit, in rialzo di circa il 4% a 6,28 euro, un movimento che sembra avere logiche proprie e poco a che vedere con il petrolio.
Il conto potrebbe arrivare domani alle 14.15
Qui si apre la parte meno raccontata della giornata. Il Consiglio direttivo della Bce ha avviato oggi i lavori e comunicherà le proprie decisioni giovedì 23 luglio, con l’annuncio atteso come di consueto alle 14.15 ora italiana. Il consenso è pressoché unanime nel dare per scontata la conferma del tasso sui depositi al 2,25%, livello raggiunto dopo il rialzo di 25 punti base deciso a giugno.
Il punto è che quel rialzo di giugno non è un dettaglio storico. Francoforte ha inasprito la politica monetaria in risposta a uno shock dei prezzi energetici, con l’inflazione dell’area euro scesa al 2,8% a giugno dal 3,2% di maggio ma ancora legata in modo significativo alla dinamica di petrolio e gas. Un Brent che si avvicina ai 95 dollari, insieme al gas ad Amsterdam risalito verso i 60 euro per megawattora, riporta esattamente quella variabile al centro del tavolo.
Il mercato lo sta già prezzando, anche se in modo silenzioso. Secondo un sondaggio Reuters ripreso dalla stampa specializzata, 52 economisti su 74, ovvero circa il 70% del campione, stimano una nuova stretta monetaria entro fine anno, con settembre come appuntamento più probabile: una percentuale in aumento rispetto a circa il 60% rilevato il mese precedente. Detto in altri termini, comprare oggi i petroliferi perché il greggio sale significa, con ogni probabilità, comprare anche l’ipotesi che la Bce debba tornare ad alzare i tassi in autunno. Le due cose convivono male, soprattutto per un listino in cui le banche pesano quanto pesano a Milano.
Molto dipenderà dal tono della conferenza stampa. La riunione di domani non porta con sé nuove proiezioni macroeconomiche, quindi Lagarde avrà meno strumenti per giustificare eventuali aperture o chiusure. È plausibile che scelga di mantenere ogni opzione aperta, richiamando la necessità di preservare l’ancoraggio delle aspettative di inflazione e di limitare gli effetti di secondo impatto dello shock energetico.
L’obbligazionario non conferma del tutto la calma dell’azionario
Il mercato dei titoli di Stato ha mostrato una lettura leggermente diversa da quella delle azioni. Il rendimento del Btp decennale è tornato sopra la soglia del 4%, attestandosi intorno al 4,02% dal 3,98% della vigilia, mentre lo spread con il Bund tedesco si è mosso in una fascia compresa fra i 77 e i 84 punti base a seconda della fonte e dell’orario di rilevazione, con la maggior parte delle indicazioni raccolte attorno agli 80-83 punti.
Nessuno di questi livelli segnala tensione. Sono però numeri che indicano un mercato obbligazionario che non sta ignorando l’ipotesi di una Bce più restrittiva. Nella stessa direzione va letto l’oro, tornato sopra i 4.110 dollari e in alcune rilevazioni oltre i 4.125, ai massimi da circa due settimane, con l’argento sopra i 59,5 dollari. Un’azionario che sale mentre l’oro fa nuovi massimi di periodo è una combinazione che tende a segnalare copertura più che convinzione. L’euro, dal canto suo, si è mantenuto stabile poco sopra 1,141 dollari.
Banche, risiko e la vigilia di UniCredit
Il comparto creditizio è rimasto sotto osservazione per ragioni tutte domestiche. UniCredit ha riunito oggi il consiglio di amministrazione per l’esame della relazione semestrale, con il comunicato atteso giovedì 23 luglio prima dell’apertura dei mercati. Il titolo si è mosso in modo contrastato nel corso della seduta, oscillando fra un calo dello 0,7% in area 82 euro nelle prime ore e un rialzo superiore all’1% in area 83,8 euro a metà mattinata, in una dinamica che appare tipica delle vigilie di trimestrale.
Sul fondo resta il dossier Commerzbank. Moody’s ha posto sotto revisione per possibile innalzamento il Baseline Credit Assessment della banca, oggi a Baa2, dopo il consolidamento dell’istituto tedesco. Un eventuale upgrade avrebbe conseguenze concrete sul costo della raccolta, e non è un caso che il mercato lo stia seguendo con attenzione a ventiquattro ore dai conti.
Nel resto del comparto sono tornate a circolare indiscrezioni su una possibile accelerazione del dialogo fra Banca Monte dei Paschi di Siena e Banco Bpm come contromossa all’Opas di Intesa Sanpaolo, con ipotesi, per ora non confermate, di un dividendo straordinario da parte di Siena. Mps ha guadagnato oltre l’1% in area 11,47 euro, mentre Banco Bpm si è mossa in leggero calo. Progressi frazionali anche per Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo.
Difesa in evidenza, tecnologia e lusso in ritirata
Leonardo ha guadagnato circa l’1,4% in area 51,37 euro dopo l’accordo siglato con l’indonesiana PT ESystem Solutions per la fornitura al ministero della Difesa di Giacarta di dodici velivoli multiruolo leggeri M-346F nella configurazione Block 20, con consegne previste a partire dal 2030. Sul tema è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che in audizione parlamentare ha indicato l’obiettivo di raggiungere nel prossimo decennio il traguardo Nato del 5% del pil destinato alla difesa, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica.
In direzione opposta si sono mossi i titoli che avevano guidato il rialzo della vigilia. Stm ha ceduto circa un punto percentuale in area 56,5 euro e Prysmian ha arretrato di oltre l’1%, in quella che ha tutta l’aria di una presa di beneficio dopo il recupero dei semiconduttori. Male anche Amplifon, in calo di circa l’1,4% dopo un report di Ubs con indicazioni miste sul comparto europeo degli apparecchi acustici, e Moncler, arretrata in attesa dei conti attesi a mercati chiusi. Fuori dal listino principale ha corso The Italian Sea Group, in rialzo di circa il 9-10%, sull’interesse di Azimut Benetti a rilevare alcuni asset del gruppo.
Cosa guardare da qui alle prossime ore
La seduta europea si chiude prima che arrivino i dati più rilevanti della giornata. Questa sera, a mercati americani chiusi, sono attesi i conti di Alphabet e Tesla, oltre a quelli di Ibm e Texas Instruments. Per Alphabet il focus sarà probabilmente sui ricavi cloud e sulle indicazioni relative agli investimenti in conto capitale, due voci che negli ultimi trimestri hanno mosso l’intero comparto legato all’intelligenza artificiale. Considerato che il rialzo di martedì era stato costruito proprio sull’entusiasmo per l’AI, il margine di delusione appare non trascurabile.
Sullo sfondo restano due elementi commerciali che meritano attenzione. Il presidente statunitense ha annunciato dazi del 100% sui farmaci generici a partire dall’agosto 2028, con l’intenzione dichiarata di portarli successivamente al 200%, e venerdì scade il regime temporaneo di dazi al 10% sulle importazioni, una scadenza che potrebbe riaccendere la tensione sul fronte commerciale.
Per Piazza Affari, in sintesi, la giornata sembra confermare una dinamica già vista in altre fasi del 2026: quando il rischio geopolitico si traduce in prezzi energetici più alti, il Ftse Mib tende a comportarsi meglio dei listini a forte contenuto tecnologico. Si tratta però di un vantaggio che storicamente ha vita breve, perché lo stesso rialzo del greggio finisce per riproporsi sotto forma di inflazione, tassi e costo del denaro. La conferenza stampa di domani pomeriggio servirà probabilmente a capire quanto tempo separa il primo effetto dal secondo.
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