Il primo giorno del nuovo semestre somiglia più a una sosta ai box che a una vera inversione. Dopo sei mesi da incorniciare, con il FTSE MIB che ha chiuso la prima metà del 2026 in rialzo di circa il 15% confermandosi il listino più brillante d’Europa, Piazza Affari si muove intorno alla parità, oscillando in una fascia stretta tra i 51.300 e i 51.700 punti. Nel primo pomeriggio l’indice principale viaggiava poco sotto i livelli della vigilia, con il FTSE Italia All Share allineato e le mid cap sostanzialmente ferme, mentre lo Star riusciva a tenersi in territorio positivo.

Sotto la superficie apparentemente calma dell’indice, però, si intravede una rotazione che vale la pena raccontare. Perché la seduta di apertura di luglio non è tanto una giornata di vendite generalizzate, quanto di ricomposizione: gli operatori sembrano alleggerire i vincitori del semestre e riportare denaro su comparti che nelle ultime settimane erano rimasti indietro. Il risultato è un indice quasi immobile che nasconde movimenti settoriali tutt’altro che trascurabili.

La difesa torna protagonista, banche ed energia in ritirata

Il titolo-simbolo della giornata è Leonardo, che nel primo pomeriggio guadagnava tra il 3,5% e oltre il 4%, in una delle sedute migliori del comparto e recuperando dai minimi recenti. Il traino, come riporta Il Sole 24 Ore Radiocor, ha riguardato l’intero settore difesa e aerospazio europeo, con Fincantieri e Avio anch’esse in evidenza a Milano. È probabile che si tratti più di un movimento di flussi tematici che di una rivalutazione dei fondamentali dei singoli gruppi, un fenomeno che il comparto conosce bene: quando la geopolitica torna incerta, i “basket” sulla difesa vengono ricomprati quasi per riflesso.

Accanto alla difesa, hanno trovato compratori anche alcuni nomi legati alla salute e alla tecnologia. Diasorin e Amplifon si sono messe in luce, mentre STMicroelectronics ha beneficiato del rinnovato interesse per i semiconduttori e per l’intelligenza artificiale che nelle sedute precedenti aveva acceso il comparto chip a livello globale. Bene anche Unipol, sostenuta da un report positivo di Intermonte, e Stellantis, che oltre a un giudizio d’acquisto degli analisti ha annunciato la nomina di Santo Ficili ad amministratore delegato di Maserati, incarico che il manager aggiunge alla guida di Alfa Romeo.

Sul fronte opposto, a pagare dazio sono stati proprio i settori che avevano guidato il rally del semestre. Le banche si sono mosse in ordine sparso ma prevalentemente in rosso, con BPER e Banco BPM tra le peggiori del comparto e cali più contenuti per UniCredit, Intesa Sanpaolo e Mediobanca. Banca Ifis ha ceduto terreno dopo aver perfezionato la cessione del 100% di ARECneprix a Prelios per 30 milioni di euro, operazione che secondo la nota societaria ha generato un beneficio patrimoniale di circa dieci punti base sul CET1.

Vendite anche sull’energia, con ENI in flessione di oltre l’1% sulla scia del greggio in calo, e sulle utility, appesantite da un report di UBS sul settore in Europa: Snam, Italgas, A2A ed Hera hanno chiuso la mattinata in territorio negativo. Debole infine il lusso, con Ferragamo, Brunello Cucinelli e, in misura minore, Moncler sotto pressione.

Mid cap in movimento: Rai Way giù, Tamburi in corsa con Bending Spoons

Fuori dal paniere principale, i riflettori sono andati su Rai Way, in netto ribasso dopo che il memorandum d’intesa con F2i SGR e MFE-MediaForEurope per una possibile aggregazione con EI Towers è giunto a scadenza senza una base negoziale condivisa. Vendite pesanti anche su The Italian Sea Group.

In direzione opposta ha corso Tamburi Investment Partners, spinta dal debutto imminente di Bending Spoons sul Nasdaq: il prezzo dell’IPO è stato fissato a 29 dollari per azione, sopra il range indicativo tra 26 e 28 dollari. Nell’operazione, secondo quanto comunicato, TIP ha venduto 2 milioni di azioni per un incasso di circa 58 milioni di dollari, mantenendo una quota del 2,4% del capitale post-quotazione. Sempre tra i titoli minori, la Juventus ha ceduto qualcosa dopo aver definito con la UEFA un accordo transattivo triennale legato al mancato rispetto delle regole di sostenibilità finanziaria, con un onere di 6 milioni di euro a carico dell’esercizio in corso.

Spread stabile, super dollaro e petrolio ballerino

Sul mercato obbligazionario, lo spread tra BTP e Bund decennali si è confermato su livelli contenuti. I valori raccolti nel corso della seduta oscillano indicativamente tra poco sotto i 70 e circa 78 punti base a seconda della fonte e dell’orario di rilevazione, con il rendimento del decennale italiano attorno al 3,63-3,65%. In apertura, secondo l’ANSA, il differenziale segnava 74,4 punti, in calo rispetto ai 77 della vigilia. Al di là delle oscillazioni intraday, il quadro resta quello di un rischio-Italia percepito come relativamente basso.

Sul valutario domina il tema del “super dollaro”. L’euro si è mosso in area 1,14 dollari, con qualche affondo sotto quella soglia, mentre lo yen è rimasto sui minimi da circa quarant’anni. Il rafforzamento del biglietto verde riflette, spiegano diversi analisti, l’aspettativa crescente di una stretta monetaria negli Stati Uniti, un elemento che pesa anche sui metalli preziosi.

Il capitolo materie prime resta il più incerto. Il petrolio ha cambiato direzione più volte nel corso della giornata: i segnali contraddittori da Doha, dove i colloqui tra Stati Uniti e Iran si sono complicati dopo che Teheran ha fatto sapere che la propria delegazione non incontrerà il team di Trump, hanno spinto le quotazioni al ribasso di circa l’1%. Secondo Yahoo Finance il Brent è scivolato verso i 72 dollari al barile e il WTI sotto i 69. Quotazioni in dispersione anche per l’oro, che dopo un trimestre debole si è mosso in area 4.000-4.035 dollari con andamento contrastato tra i vari mercati; l’argento è rimasto sopra i 59 dollari. Il bitcoin, infine, ha continuato a trattare sotto quota 59.000 dollari.

Il vero filo conduttore: la divergenza tra Francoforte e Washington

Se c’è un tema che tiene insieme la giornata, è la crescente distanza tra le due sponde dell’Atlantico. In Eurozona l’inflazione di giugno è scesa più delle attese, al 2,8% su base annua dal 3,2% precedente contro il 3% stimato, con una variazione mensile addirittura negativa dello 0,1%. Un dato che, unito a un PMI manifatturiero sceso a 51,4 punti (minimo di quattro mesi), sembra dare alla BCE margini per una pausa a luglio. La maggioranza degli economisti, riferisce Milano Finanza, ipotizza comunque un possibile nuovo rialzo dei tassi a settembre o ottobre.

Negli Stati Uniti la traiettoria appare opposta. Il mercato, secondo i dati LSEG e lo strumento FedWatch del CME citati da Reuters, prezza ormai almeno un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve entro fine anno, con l’inflazione americana sui massimi da tre anni. Non a caso l’attenzione oggi è tutta sul forum delle banche centrali di Sintra, in Portogallo, dove interviene per la prima volta da presidente della Fed Kevin Warsh, accanto a Christine Lagarde, Andrew Bailey e Tiff Macklem. Difficilmente Warsh offrirà indicazioni esplicite sulle prossime mosse, ma ogni sfumatura sul suo giudizio riguardo a inflazione e crescita verrà soppesata con attenzione. Sul fronte macro americano, intanto, il rapporto ADP ha mostrato 98.000 nuovi posti nel settore privato a giugno, sotto le attese di 118.000, un segnale di raffreddamento che precede il dato chiave sui non-farm payroll atteso giovedì, anticipato di un giorno per la chiusura del 4 luglio.

Wall Street parte cauta, Asia contrastata

Oltreoceano, dopo aver archiviato il miglior trimestre dal 2020, Wall Street ha aperto in leggero calo. Nei primi scambi il Dow Jones e l’S&P 500 cedevano circa lo 0,35%, mentre il Nasdaq arretrava in modo più marcato, penalizzato dal ritracciamento dei titoli dei chip dopo il rally recente. In controtendenza il Russell 2000 delle small cap, in modesto rialzo. Vale la pena ricordare la dimensione del semestre appena chiuso: negli Stati Uniti l’S&P 500 ha guadagnato il 9,6%, il Nasdaq il 12,8% e il Russell 2000 quasi il 22%, la sua migliore prima metà d’anno dal 1991, con il solo comparto dei semiconduttori che ha aggiunto circa 2.000 miliardi di dollari alla capitalizzazione di Micron, Intel e AMD nel secondo trimestre.

In Asia il quadro è stato disomogeneo: Tokyo ha chiuso in rialzo dello 0,6% sostenuta dalla domanda legata all’intelligenza artificiale, mentre hanno prevalso le prese di profitto altrove, con il Kospi sudcoreano in flessione di oltre il 2%.

Cosa guardare nelle prossime ore

Il messaggio della giornata sembra essere quello di una prudenza fisiologica più che di un cambio di rotta. Dopo un semestre così generoso, è verosimile che i mercati abbiano bisogno di nuovi catalizzatori per ripartire, e i prossimi arriveranno rapidamente: le parole di Warsh e Lagarde da Sintra in serata, il rapporto sull’occupazione USA di giovedì e l’evoluzione dei colloqui di Doha sul greggio. Per Piazza Affari, la tenuta della difesa e l’eventuale ritorno di interesse sui bancari saranno i due indicatori da monitorare per capire se la rotazione di oggi è un episodio isolato o l’inizio di qualcosa di più strutturale.


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