Nel pomeriggio del 25 giugno 2026 il listino milanese prova a voltare pagina dopo una settimana difficile per il tech. La trimestrale record di Micron rilancia il comparto dei chip e spinge STM e Technoprobe, ma sotto un indice poco mosso si nasconde una rotazione netta: a guidare il rimbalzo sono pochi titoli, mentre le banche tirano il fiato e i petroliferi pagano il greggio ai minimi pre-guerra. Il dato sull’inflazione americana, appena diffuso, ha tolto qualche timore senza dissolvere del tutto i dubbi sui tassi, e ora l’attenzione si sposta sull’apertura di Wall Street.

Un indice quasi piatto che nasconde una giornata a due velocità

A prima vista la seduta di Piazza Affari sembra interlocutoria. Il FTSE MIB si muove con variazioni contenute, in parziale recupero dopo la chiusura debole di mercoledì, quando l’indice aveva ceduto lo 0,7% a quota 51.638 punti scivolando sotto i 52mila per la prima volta dal 15 giugno (dati Il Sole 24 Ore Radiocor e Milano Finanza).

Sotto la superficie, però, il quadro è meno tranquillo di quanto dica il numero principale. La giornata è quella tipica delle rotazioni: pochi titoli corrono con forza, mentre i protagonisti strutturali del 2026, a partire dal comparto bancario, si fermano a prendere respiro. È una dinamica che probabilmente conviene leggere con attenzione, perché un rimbalzo trainato da una manciata di nomi tende a essere più fragile di quanto suggerisca l’indice.

STM e Technoprobe: l’effetto Micron rianima i chip

Il vero motore della giornata arriva da oltreoceano. Dopo la chiusura di Wall Street di mercoledì, Micron Technology ha pubblicato una trimestrale che ha sorpreso in positivo gran parte degli analisti: ricavi a 41,46 miliardi di dollari, oltre quattro volte i 9,3 miliardi di un anno prima e sopra i circa 36 miliardi attesi, con un utile rettificato di 25,11 dollari per azione contro i 20,78 stimati dal consenso LSEG. La società ha inoltre alzato la guidance, indicando ricavi attorno ai 50 miliardi per il trimestre in corso (fonti CNBC e Reuters). Il titolo, nelle contrattazioni che precedono l’apertura americana, viaggia in rialzo di circa il 17-18%.

Il messaggio che il mercato sembra aver colto è che il ciclo di investimenti sull’intelligenza artificiale, dato in affanno solo pochi giorni fa, resta probabilmente più solido del previsto. L’onda lunga si è scaricata sull’Europa: a Milano STMicroelectronics è tra i migliori del listino, con un progresso intraday nell’ordine del 4% in area 66 euro, mentre Technoprobe avanza di circa il 3% poco sopra i 36 euro (dati provvisori di giornata, Soldionline). Bene anche Prysmian. La spinta non è isolata: secondo Reuters salgono in parallelo i chip europei come ASMI, BE Semiconductor e Soitec, e a Wall Street Qualcomm guadagna quasi il 10% dopo aver rivisto al rialzo gli obiettivi sul business diverso dagli smartphone.

Vale la pena ricordare da dove arriva questo rimbalzo. Solo martedì lo stesso titolo STM era crollato di oltre l’8%, travolto da un’ondata di vendite partita dall’Asia sui timori di valutazioni eccessive nel tech. Il recupero odierno, quindi, sa più di sospiro di sollievo che di nuovo trend: è plausibile che servano altre conferme prima di parlare di inversione vera e propria.

Banche e petroliferi: i leader dell’anno restano a guardare

Se i semiconduttori corrono, gli altri pilastri del listino faticano. Il comparto bancario, che ha guidato la corsa di Piazza Affari nel 2026 e tiene ancora vivo il tema delle aggregazioni con i dossier su MPS, Banco BPM e l’offerta di Intesa Sanpaolo, oggi appare in flessione, con Banco BPM e Monte dei Paschi tra i titoli più deboli. Dopo mesi di leadership, una pausa rientra nella fisiologia del mercato, ma resta un segnale da monitorare: senza il traino delle banche, l’indice difficilmente troverà la forza per allunghi decisi.

In rosso anche i petroliferi. ENI cede intorno all’1,7% in area 20,4 euro, penalizzata dalla discesa del greggio. In controtendenza, invece, alcune utility e nomi a forte componente difensiva: Enel sale di circa il 2% sopra i 10 euro, mentre Saipem e Nexi figurano tra i titoli in evidenza. Anche Stellantis si muove in territorio positivo. È la fotografia di un mercato che, in attesa dei dati macro, sembra preferire chi offre visibilità sugli utili rispetto ai settori più legati al ciclo e alle materie prime.

Petrolio ai minimi pre-guerra: pesa la distensione tra USA e Iran

Il calo dei titoli oil ha una radice precisa. Mercoledì il Brent ha chiuso in ribasso del 4,33% a 73,74 dollari al barile, il livello più basso da prima dei raid di fine febbraio tra Stati Uniti, Israele e Iran, mentre il WTI ha perso il 3,92% a 70,34 dollari (dati CNBC). Oggi il contratto americano con scadenza agosto resta sotto pressione, intorno ai 69,5 dollari (Soldionline).

Il driver è geopolitico. L’allentamento delle tensioni in Medio Oriente, con le rassicurazioni sul transito sicuro delle navi nello Stretto di Hormuz, ha ridotto il premio per il rischio incorporato nei prezzi energetici. Per i mercati è un’arma a doppio taglio: da un lato pesa sui petroliferi, dall’altro raffredda l’inflazione importata e probabilmente favorisce un clima più disteso sul fronte dei tassi. Non a caso l’oro, altro tradizionale bene rifugio, oscilla intorno ai 4.000 dollari l’oncia, in calo dai massimi.

Il test è arrivato: l’inflazione PCE non spaventa, ma resta alta

Il punto di svolta della giornata non è arrivato dai prezzi di Milano, ma dai dati americani usciti alle 14:30. L’indice PCE di maggio, l’indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve, ha mostrato un quadro che probabilmente rassicura solo a metà. Secondo il report del Dipartimento del Commercio ripreso da CNBC, il dato headline è salito dello 0,4% su base mensile, un decimo in meno rispetto al +0,5% atteso dal consenso Dow Jones, portandosi al 4,1% su base annua: il livello più alto da aprile 2023. Il dato core, depurato di energia e alimentari, è cresciuto dello 0,3% nel mese e del 3,4% annuo, in linea con le attese ma comunque al massimo da ottobre 2023.

La lettura è ambivalente, e per questo merita prudenza. Da un lato il fatto che il dato mensile sia arrivato leggermente sotto le stime toglie un po’ di pressione e aiuta a spiegare perché il rimbalzo dei semiconduttori abbia tenuto. Dall’altro, un’inflazione annua tornata sopra il 4% conferma che le pressioni sui prezzi restano vischiose, alimentate in buona parte dal capitolo energia legato alle tensioni con l’Iran dei mesi scorsi. È un contesto che, con ogni probabilità, lascia intatto lo scenario di una Fed che non ha fretta di tagliare.

Su questo fronte c’è un elemento che si scontra con il clima di propensione al rischio: diverse case d’investimento, tra cui BofA e Deutsche Bank, ritengono ora che la Fed guidata dal nuovo presidente Kevin Warsh possa addirittura alzare i tassi nel 2026 anziché tagliarli, con Deutsche Bank che ipotizza due ritocchi entro fine anno (ricostruzioni Reuters e Morningstar). Il rendimento del Treasury decennale resta poco sopra il 4,4%, mentre lo spread BTP-Bund si mantiene contenuto in area 73 punti.

In questo equilibrio fragile si capisce perché l’indice di Milano resti poco mosso: la spinta dei chip e quella, opposta, di un’inflazione ancora elevata e di una banca centrale potenzialmente più aggressiva si stanno in parte annullando.

Cosa guardare nelle prossime ore

Con il dato sull’inflazione ormai alle spalle, il prossimo snodo è l’apertura di Wall Street alle 15:30 italiane. I futures indicano un avvio probabilmente positivo, con il Nasdaq 100 in rialzo di oltre il 2% trainato proprio dai semiconduttori, mentre il Dow appare più cauto vista la minore esposizione al tech. Da seguire anche il debutto borsistico di SpaceX, che dopo la maxi quotazione di metà giugno avanza di oltre il 4% in pre-mercato.

Per Piazza Affari, la tenuta del rimbalzo dipenderà probabilmente dalla capacità di STM e degli altri tecnologici di mantenere i guadagni una volta aperta New York, e dal fatto che le banche tornino o meno a dare manforte nelle ultime due ore di contrattazioni. La reazione iniziale ai dati PCE sembra orientata al sollievo, ma il quadro resta delicato: in una settimana già nervosa per il comparto chip, è plausibile che la volatilità non sia ancora del tutto archiviata.


Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce in alcun modo consulenza finanziaria, sollecitazione al pubblico risparmio o invito all’investimento. I dati intraday citati sono provvisori e soggetti a variazione fino alla chiusura delle contrattazioni. Fonti: Reuters, CNBC, TheStreet, Il Sole 24 Ore Radiocor, Milano Finanza, Soldionline, Investing.com.