Ci sono giornate che sembrano costruite apposta per i libri di storia dei mercati. Quella di oggi, venerdì 12 giugno, è probabilmente una di queste. Piazza Affari ha toccato un nuovo massimo assoluto oltre i 51.600 punti, Wall Street si prepara ad accogliere la più grande IPO della storia — quella di SpaceX — mentre in sottofondo risuona ancora l’eco della mossa della BCE di ieri, primo rialzo dei tassi dal 2023. Il tutto sullo sfondo di una diplomazia USA-Iran che, per ora, sembra aver convinto i mercati più dei telegrammi di Teheran.

Milano batte ogni record: oltre 51.600 punti intraday
Il FTSE MIB non si è fermato al precedente massimo storico di 51.240 punti toccato martedì 9 giugno. Oggi ha spinto oltre quota 51.600, riscrivendo il proprio record assoluto. Secondo Il Sole 24 Ore, a guidare il rialzo è stata in prima battuta l’euforia per la possibile svolta diplomatica tra Washington e Teheran, che ha alleggerito le preoccupazioni geopolitiche che pesano sui mercati da settimane.
Anche le altre borse europee hanno chiuso in netto rialzo, pur con qualche divergenza: il DAX di Francoforte e il CAC 40 di Parigi hanno guadagnato intorno all’1,4-1,5%, mentre il FTSE 100 di Londra ha mostrato un passo più contenuto, appesantito dai dati sul PIL britannico — calato dello 0,1% su base mensile ad aprile, pur restando positivo su base annua (+1,2%).
Sul fronte obbligazionario, lo spread BTP/Bund è sceso a circa 74-74,5 punti base, con il rendimento del decennale italiano che si è portato in area 3,73-3,75%, in sensibile calo rispetto ai valori di inizio settimana. Un segnale che, almeno per oggi, il rialzo dei tassi BCE è stato ampiamente assorbito.
L’Iran, Trump e i 14 punti che (forse) cambiano tutto
Il motore principale della giornata si chiama geopolitica. La sera dell’11 giugno, Donald Trump ha annunciato dallo Studio Ovale di aver «posto fine alla guerra con l’Iran» e che un memorandum d’intesa potrebbe essere firmato «molto presto, forse in Europa nel fine settimana». Secondo Axios, la cerimonia potrebbe tenersi domenica a Ginevra.
Nel pomeriggio di oggi, l’agenzia iraniana Mehr — citando fonti vicine al team negoziale di Teheran — ha pubblicato i dettagli di una bozza in 14 punti che prevederebbe, tra le altre cose, la cessazione delle ostilità su tutti i fronti regionali (incluso il Libano), l’impegno iraniano a non sviluppare armi nucleari nel rispetto del Trattato di Non Proliferazione, lo sblocco di 24 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati e la creazione di un meccanismo internazionale di supervisione.
Resta però una dose di incertezza tutt’altro che trascurabile. Teheran non ha fornito conferme ufficiali e la Fars, agenzia di stampa vicina alla Guida Suprema, ha definito le voci sulla firma domenicale «mere speculazioni». Manca ancora il via libera esplicito di Mojtaba Khamenei. E, ciliegina sulla torta, Trump stesso ha smentito alcune delle condizioni riportate dai media iraniani come termini concordati, definendo le dichiarazioni di Teheran «fake news». Una dinamica negoziale, insomma, che i mercati sembrano leggere con ottimismo selettivo, probabilmente scommettendo che il peggio militare sia ormai alle spalle.
L’effetto più immediato si è visto sul petrolio: il Brent è scivolato di oltre il 2% a circa 88-89 dollari al barile, avvicinandosi ai minimi degli ultimi due mesi. Il WTI ha seguito, scendendo intorno agli 85-86 dollari. Una boccata d’ossigeno per le economie importatrici, anche se qualsiasi nuova escalation potrebbe invertire rapidamente la rotta.
La BCE ha alzato i tassi: rialzo da 25 punti base, primo dal 2023
Ieri, 11 giugno, il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha aumentato i tre tassi di interesse di riferimento di 25 punti base. Il tasso sui depositi sale al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello marginale al 2,65%, con effetto dal 17 giugno. La mossa — unanime, come sottolineato dalla presidente Christine Lagarde — era ampiamente attesa: gli swap su indici overnight scontavano il rialzo con una probabilità di circa il 97% alla vigilia.
Le nuove proiezioni BCE disegnano un quadro che gli analisti di Soldionline e Borsa&Finanza definiscono «stagflazionistico». L’inflazione nell’Eurozona dovrebbe attestarsi in media al 3% nel 2026 e al 2,3% nel 2027, con la crescita rivista al ribasso: lo 0,8% nel 2026 (era 0,9% nelle previsioni di marzo), l’1,2% nel 2027. La BCE ha attribuito esplicitamente la pressione sui prezzi al conflitto in Medio Oriente e alle sue conseguenze sui mercati energetici.
La domanda che probabilmente tiene svegli molti gestori di fondi è: sarà l’ultimo rialzo o solo il primo di una nuova serie? Lagarde ha mantenuto la consueta ambiguità costruttiva, ribadendo l’approccio «meeting-by-meeting». Secondo Franklin Templeton, citato da Borsa&Finanza, la finestra per ulteriori inasprimenti potrebbe essere limitata alla seconda metà dell’anno, sempre che le pressioni energetiche non si riaccendano.
Il paradosso, tutt’altro che banale, è che il rialzo dei tassi — tecnicamente un fattore negativo per le borse — è stato completamente eclissato dalla narrativa geopolitica positiva. I mercati, oggi, hanno scelto di concentrarsi sul bicchiere mezzo pieno.
SpaceX sbarca al Nasdaq: l’IPO che riscrive i record
Mentre l’Europa chiudeva in rally, Wall Street si preparava a scrivere un’altra pagina di storia. SpaceX ha fatto il suo debutto oggi sul Nasdaq — con ticker SPCX — al prezzo di collocamento di 135 dollari per azione, su un totale di 555,6 milioni di azioni di Classe A messe sul mercato. La raccolta prevista si aggira intorno ai 75 miliardi di dollari, con possibilità di arrivare a 86,25 miliardi se i sottoscrittori eserciteranno interamente l’opzione di sovra-assegnazione. Siamo probabilmente davanti alla più grande IPO della storia.
Stando ai dati riportati da Bloomberg e ripresi da Il Sole 24 Ore, i derivati offerti dall’operatore online IG International indicavano già ieri, nella piazza di Singapore, un valore di mercato implicito di circa 2.400 miliardi di dollari — ossia un potenziale rialzo di oltre il 35% rispetto al prezzo di collocamento già nel pre-mercato.
La valutazione ufficiale di partenza — 1.770 miliardi di dollari — collocherebbe SpaceX al sesto posto per capitalizzazione al mondo, a pari merito con Broadcom. Come ha sintetizzato Philip Blancato, chief market strategist di Osaic, citato da Capitalist: «SpaceX è un evento epocale. Questo momento in cui aziende da mille miliardi di dollari si quotano è un motore di mercato, che lo si voglia ammettere o no. Tutto questo è emozionante e pericoloso allo stesso tempo».
Vale la pena ricordare che SpaceX non è una società in utile: l’EPS attuale è negativo (circa -2,94 in termini TTM). La scommessa degli investitori non è sul presente, ma su Starlink, sull’infrastruttura AI tramite xAI, sui contratti governativi di difesa e, in prospettiva, sul turismo spaziale. Una narrativa potente, che però sconta già un futuro molto ambizioso nei prezzi. Chi compra oggi, probabilmente lo sa bene.
Il quadro complessivo: una seduta in bilico tra euforia e cautela
Mettendo insieme tutti i pezzi, quella di oggi è una giornata in cui i mercati hanno collettivamente scelto di guardare avanti. L’accordo USA-Iran — ancora incerto nei dettagli e nei tempi — ha rimosso almeno in parte il premio al rischio geopolitico che aveva appesantito le borse nelle ultime settimane. Il petrolio in calo fa il resto, allentando le pressioni inflazionistiche che avevano spinto la BCE ad alzare i tassi.
Resta da capire quanto di questa euforia sia strutturale e quanto dipenda dalla tenuta di dinamiche fragili. Un accordo che sfuma nel weekend — scenario tutt’altro che impossibile, visto il precedente negoziato tormentato — potrebbe facilmente rimettere in discussione i guadagni di oggi. Nel frattempo, l’IPO di SpaceX potrebbe assorbire liquidità significativa dal mercato nelle prossime settimane, con effetti difficili da prevedere sugli altri segmenti tech.
Per Piazza Affari, la settimana si chiude comunque su un massimo storico, con il settore bancario ancora sostenuto dal risiko in corso e lo spread BTP/Bund su livelli rassicuranti. Probabilmente non una cattiva cartolina da portarsi a casa nel weekend.