Banche italiane sui massimi: utili record di UniCredit e BPER spingono Piazza Affari, mentre il risiko europeo entra nel vivo

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La mattinata sui mercati europei si apre in un clima decisamente costruttivo, sostenuto da un mix di fattori che probabilmente continuerà a guidare le contrattazioni anche nelle prossime sedute: trimestrali italiane sopra le attese, distensione geopolitica sullo Stretto di Hormuz e Wall Street che, nella seduta di ieri, ha aggiornato nuovi massimi storici. L’S&P 500 ha chiuso a 7.365 punti (+1,46%), il Nasdaq è salito del 2,02% a 25.839 punti, mentre il Dow Jones ha guadagnato l’1,24% — dati che riflettono un appetito per il rischio tornato robusto, complice il calo del greggio sotto i 96 dollari al barile dopo le aperture diplomatiche tra Washington e Teheran (fonti: Soldionline, Il Sole 24 Ore).

Ma il vero filo conduttore della giornata, almeno per Piazza Affari, è un altro. Ed è bancario.

Il settore bancario italiano è probabilmente la storia da seguire

Le trimestrali pubblicate negli ultimi giorni dai principali istituti italiani stanno disegnando un quadro che, salvo sorprese, potrebbe consolidare ulteriormente il ruolo del comparto come motore del FTSE MIB nel 2026. Le evidenze, almeno finora, vanno tutte nella stessa direzione: utili in crescita, capitale solido, guidance riviste al rialzo e una stagione di M&A che entra in una fase calda.

UniCredit ha probabilmente fissato l’asticella più alta. La banca guidata da Andrea Orcel ha chiuso il primo trimestre 2026 con un utile netto di 3,2 miliardi di euro, in aumento del 16,1% su base annua e ben oltre il consensus degli analisti che si fermava a 2,7 miliardi (fonte: Soldionline, Borse.it). Si tratta del 21° trimestre consecutivo di crescita, con ricavi a 6,87 miliardi (+4,9%) e un RoTE che ha toccato il 25,8%. Il management ha alzato l’ambizione sull’utile 2026 portandola a “uguale o superiore a 11 miliardi” — un cambio di formulazione apparentemente piccolo, ma che probabilmente segnala una fiducia strutturale superiore rispetto alla precedente indicazione “circa 11 miliardi”. Il CET1 ratio si è attestato al 14,2%, comodamente sopra il target manageriale del 12,5-13%.

A questo si aggiunge il dossier Commerzbank: UniCredit ha formalmente lanciato l’offerta pubblica di acquisto dopo aver superato la soglia del 30%, mossa che potrebbe ridefinire la mappa del banking europeo. La resistenza politica tedesca resta forte — il cancelliere Merz ha definito l’operazione “inaccettabile” — ma il percorso giuridico, almeno secondo le valutazioni circolate sul mercato, sembra orientarsi a favore di Piazza Gae Aulenti. Il titolo, dopo la trimestrale, ha superato i 70 euro a Piazza Affari, con Morgan Stanley, Equita e Barclays che hanno alzato i target price (fino a 82,4 euro per l’istituto britannico, secondo quanto riportato da Benzinga Italia).

BPER Banca, la cui trimestrale è stata diffusa stamattina, conferma il momentum positivo del settore. L’utile netto ordinario consolidato si è attestato a 549 milioni di euro nel primo trimestre, con proventi operativi a 1.774 milioni e un cost/income al 45,1% (fonte: Teleborsa). Il CET1 è al 14,9%, mentre il costo del credito si mantiene contenuto a 27 punti base. L’AD Gianni Franco Papa ha sottolineato come l’integrazione della Popolare di Sondrio, ormai completata, stia rafforzando il modello industriale del gruppo. La guidance per il 2026 indica un cost/income intorno al 45% e un costo del rischio sotto i 40 punti base.

Banca Generali ha chiuso il trimestre con un utile netto di 126,4 milioni di euro (+14,6%), commissioni nette ricorrenti in crescita del 10,1% e una revisione al rialzo del target sul margine di interesse, ora atteso nel range 335-345 milioni (fonte: MarketScreener Italia). Il titolo ha reagito con un +5,65% nella seduta di ieri.

Cosa potrebbe muovere il settore nelle prossime settimane

Diversi elementi suggeriscono che la fase positiva del comparto bancario italiano potrebbe non essere ancora esaurita, anche se è probabilmente opportuno mantenere uno sguardo lucido sui fattori di rischio.

Il primo punto riguarda i tassi. La BCE ha lasciato i tassi invariati al 2% nell’ultima riunione, segnalando preoccupazioni sia per inflazione sia per crescita. Per le banche italiane il margine di interesse è in lieve compressione — UniCredit lo ha visto scendere del 2% — ma l’effetto sembra essere ampiamente compensato dalla crescita delle commissioni e dal contenimento dei costi. Se questo schema reggerà nei prossimi trimestri, è verosimile che la redditività si mantenga su livelli storicamente elevati.

Il secondo punto è il risiko. Oltre al dossier Commerzbank, restano sul tavolo le mosse di UniCredit su Generali (quota salita all’8,72%), il consolidamento Banco BPM-MPS evocato dai rumor di mercato e il completamento dell’integrazione di Banca Popolare di Sondrio in BPER. La giornata di oggi è densa: l’assemblea di Leonardo (con il passaggio di consegne da Cingolani a Mariani), le trimestrali di Banca Mediolanum, MPS, Mediobanca, Azimut, Iveco, Enel e Terna potrebbero offrire ulteriori spunti.

Terzo elemento — più difficile da valutare ma probabilmente decisivo nel medio periodo — il livello dei prezzi. Dopo tre anni di rally con rendimenti superiori al 390% per BPER e oltre il 400% per altri titoli del FTSE MIB, le valutazioni iniziano a riflettere aspettative ambiziose. Money.it ha sottolineato come a maggio 2026 la fase del “compra e dormi” sia probabilmente alle spalle e come la selettività diventi cruciale. È una considerazione che merita attenzione: una guidance leggermente sotto le attese, in questa fase, potrebbe penalizzare anche i titoli con fondamentali solidi.

Difesa: Leonardo chiude in bellezza l’era Cingolani

Fuori dal perimetro bancario, ma altrettanto rilevante, c’è Leonardo. Il gruppo della difesa ha riportato un primo trimestre con ordini a 9 miliardi (+31%), portafoglio a 56,8 miliardi e utile netto adjusted a 184 milioni (+60%). Il titolo è salito del 5% dopo la pubblicazione dei conti, e l’AD uscente Cingolani ha lasciato intendere che lo spazio per un’eventuale revisione al rialzo della guidance esiste — scelta che ha però voluto demandare al successore Lorenzo Mariani, che assume oggi la guida del gruppo. In tre anni il titolo Leonardo ha più che quintuplicato il proprio valore (+420% secondo i calcoli del Sole 24 Ore), un dato che racconta bene la centralità che la difesa ha assunto sui mercati globali.

Il quadro complessivo

I fattori di rischio non sono spariti. La distensione tra USA e Iran resta da confermare — Trump ha lasciato aperta la possibilità di un ritorno dei bombardamenti se l’accordo non verrà firmato — e i tassi BTP, pur in discesa (decennale al 3,76%), restano sensibili agli sviluppi geopolitici e alle decisioni della BCE. L’oro, che ieri ha aggiornato i massimi sopra i 4.700 dollari l’oncia (+2,88%), suggerisce che la copertura sul rischio non è del tutto archiviata.

Eppure, il combinato disposto di trimestrali bancarie record, distensione petrolifera e nuovi massimi a Wall Street disegna un contesto che, almeno nel breve, sembra favorevole. Per chi opera sui titoli italiani, e in particolare sul comparto bancario, le prossime settimane saranno probabilmente decisive: tra dividendi in pagamento, nuove trimestrali e l’evoluzione del risiko europeo, le opportunità non mancano — ma nemmeno i motivi per essere selettivi.

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