La giornata di oggi si apre all’insegna della cautela. Le tensioni in Medio Oriente dominano la scena, con il Brent che vola sopra quota 111 dollari

Un martedì complicato per i mercati
Non c’è pace per gli investitori in questa prima settimana di aprile. Dopo un lungo weekend pasquale vissuto con il fiato sospeso, i mercati tornano operativi trovandosi di fronte a uno scenario che probabilmente non si aspettavano di gestire ancora: la scadenza fissata da Trump a mezzanotte di martedì — entro cui l’Iran avrebbe dovuto accettare un accordo per 45 giorni di cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto di Hormuz — è arrivata senza che da Teheran arrivasse alcun segnale concreto di apertura.
La situazione si è poi ulteriormente inasprita nel corso della mattinata. Secondo quanto riportato da Axios, gli Stati Uniti avrebbero colpito obiettivi militari sull’isola iraniana di Kharg, considerata il cuore delle capacità di esportazione petrolifera del Paese. Un’escalation che — almeno per ora — i mercati stanno faticando a metabolizzare serenamente.
Borse europee: la cautela regna sovrana
La partenza delle piazze europee è stata poco mossa, ma in questo contesto la vera protagonista della seduta resta l’energia. I future sul Brent sono saliti dell’1,3% a 111,17 dollari al barile e quelli sul WTI sono balzati del 3,2% a 116 dollari. Corre anche il gas ad Amsterdam, che avanza di oltre il 4% a 52,2 euro al megawattora. Rialzi che probabilmente si tradurranno in pressioni inflattive aggiuntive nelle prossime settimane, complicando ulteriormente il lavoro delle banche centrali.
Wall Street si prepara a un’apertura pesante
I future di Wall Street preannunciano un avvio in calo per i listini americani, confermando lo stato d’animo di un mercato che non riesce a trovare un punto di equilibrio stabile. La variabile geopolitica sembra aver preso il sopravvento rispetto a qualsiasi dato macro — e probabilmente continuerà a farlo finché non ci sarà maggiore chiarezza sull’evoluzione del conflitto.
Vale la pena ricordare che le ultime settimane non sono state certo tranquille per Wall Street. Secondo i dati di eToro, nei primi 100 giorni del secondo mandato di Trump, l’S&P 500 ha perso circa il 7,8%, la peggiore partenza per un presidente USA dal secondo mandato di Nixon. Il Nasdaq Composite ha ceduto oltre l’11%, il Dow Jones il 6,8%.
La variabile energetica: un rischio sistemico
Quello che forse preoccupa di più gli analisti non è tanto il dato di giornata, ma l’accumulo di pressioni che si stanno sedimentando nel sistema. Lo Stoxx 600 europeo ha registrato un calo del 6% dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, equivalente a una perdita superiore ai 1.100 miliardi di euro in termini di capitalizzazione.
Sul fronte bancario italiano, gli analisti prevedono per quest’anno una riduzione dell’attività delle banche dopo il picco di 54 miliardi di euro registrato nel 2025. Non una catastrofe, ma un segnale che le condizioni operative si stanno deteriorando.
Bankitalia ha delineato uno scenario non di base, legato a un quadro di aumento dell’incertezza e tensioni sui mercati finanziari, in cui l’Italia rischierebbe una crescita zero quest’anno e una contrazione dello 0,6% nel 2027 se il prezzo del petrolio dovesse mantenersi sopra i 150 dollari al barile. Una soglia che, per ora, appare ancora lontana — ma il mercato sa bene quanto rapidamente possano cambiare le cose.
I dazi: una storia che non finisce
Sullo sfondo, il tema dei dazi non si è assopito. A febbraio Trump aveva già alzato i dazi globali dal 10% al 15% con effetto immediato, dopo che a fine gennaio la Corte Suprema aveva bocciato la versione precedente delle tariffe basate sull’IEEPA. La decisione della Corte Suprema aveva in un primo momento innescato acquisti sulle borse europee, ma l’entusiasmo era rimasto misurato, con gli operatori consapevoli che la Casa Bianca avrebbe trovato strumenti alternativi — e così è stato.
Secondo gli analisti di LSEG IBES, si prevede che le società S&P aumenteranno i profitti del 5,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in calo rispetto alle aspettative di un guadagno del 10,2% di inizio aprile. Una revisione al ribasso che riflette la crescente incertezza sul contesto commerciale globale.
Cosa aspettarsi nelle prossime ore
Nelle prossime ore, l’attenzione degli investitori sarà probabilmente concentrata su due fronti. Il primo è ovviamente la risposta americana (e internazionale) all’ultimatum scaduto contro l’Iran: qualsiasi segnale di de-escalation potrebbe portare un rimbalzo rapido del mercato, mentre un’ulteriore escalation spingerebbe probabilmente ancora più in alto le quotazioni del petrolio, con effetti a cascata sull’inflazione e sulle aspettative sui tassi.
Il secondo fronte è quello dei negoziati commerciali. I rendimenti dei Treasury decennali si mantengono al 4,41%, mentre il presidente della Fed Powell continua a manifestare un atteggiamento paziente nei confronti dei tagli, nonostante la pressione politica di Trump per stimoli più aggressivi.
In questo scenario, chi si aspetta chiarezza a breve termine forse resterà deluso. I mercati, per il momento, sembrano aver imparato a convivere con l’incertezza come nuova normalità.
