
La settimana si chiude con un’intonazione diversa rispetto a quanto sembrava probabile ieri sera. Alcuni mercati azionari europei si avviano verso un’apertura in rialzo venerdì, dopo che Trump ha rinviato al 6 aprile un attacco previsto contro le infrastrutture energetiche iraniane per lasciare spazio ai negoziati. I futures sullo EuroStoxx 50 e sullo EuroStoxx 600 risultano in rialzo rispettivamente dello 0,5% e dello 0,4%.
Un rimbalzo che, almeno in parte, sembra legato più al sollievo tecnico che a un cambio strutturale del quadro geopolitico. La situazione resta quanto mai fluida.
Cosa è successo ieri: la seduta peggiore dalla guerra
Giovedì 26 marzo è stata probabilmente la giornata più difficile da quando il conflitto è iniziato. L’incertezza che avvolge il destino del conflitto Usa-Iran è tornata a pesare sui listini europei. Il Brent ha toccato quota 108 dollari al barile, con un rialzo del 5,9%. Tra le condizioni di Washington e le controproposte di Teheran, un accordo entro il fine settimana — scadenza dell’ultimatum di Trump — appare poco probabile, tanto che gli attacchi continuano.
Sul fronte obbligazionario, la pressione è rimasta intensa. I rendimenti sull’obbligazionario europeo sono tornati a salire. Lo spread tra BTP e Bund ha chiuso la seduta a 94 punti base, mentre il rendimento del BTP decennale benchmark ha toccato il 4%. Livelli che, se confermati nelle prossime sedute, potrebbero pesare in modo non trascurabile sui titoli bancari italiani.
Anche Wall Street ha sofferto: il Dow Jones ha chiuso in flessione dell’1,01%, l’S&P 500 ha perso l’1,72% e il Nasdaq ha ceduto il 2,38%.
La notizia di oggi: Trump prolunga la tregua al 6 aprile
La svolta che ha cambiato il sentiment nelle ultime ore è arrivata direttamente dalla Casa Bianca. Trump ha prorogato di 10 giorni la scadenza per raggiungere un accordo di pace con l’Iran, dopo che le preoccupazioni per la crisi in Medio Oriente hanno fatto crollare le borse di Wall Street, registrando la peggiore giornata dall’inizio del conflitto (Nasdaq -2,4%). Trump ha inoltre dichiarato che l’Iran ha consentito questa settimana il passaggio di 10 petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz come gesto di buona volontà, mentre il segretario al Tesoro Scott Bessent ha indicato che a breve partirà un programma assicurativo per incentivare il traffico marittimo nella zona.
In Asia, la risposta dei mercati è stata relativamente positiva. Il Nikkei si muove attorno alla parità, l’Hang Seng sale dello 0,6% e Shanghai dello 0,8%. I futures sul Nasdaq sono tornati a crescere. I prezzi del petrolio si muovono in leggero calo: il WTI è attorno a 94 dollari al barile, il Brent attorno a 108.
Vale però la pena non farsi prendere dall’ottimismo. Sul fronte diplomatico, la situazione resta complicata. Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha dichiarato: “Non abbiamo intenzione di negoziare: finora non ci sono stati negoziati e credo che la nostra posizione sia assolutamente di principio: parlare di negoziati ora equivale ad ammettere la sconfitta”. Una posizione che, almeno formalmente, rende difficile immaginare una de-escalation rapida.
Sul fronte diplomatico internazionale, si muove anche il Pakistan: la risposta dell’Iran alla proposta statunitense in 15 punti è stata ufficialmente inviata agli Stati Uniti tramite mediatori. Una fonte informata all’agenzia iraniana Tasnim ha aggiunto che Teheran attende ora la risposta statunitense. Una risposta che i mercati monitoreranno con molta attenzione nei prossimi giorni.
Le banche centrali e l’OCSE: un contesto che non aiuta
Al netto della questione geopolitica, il quadro macro rimane complicato. Il mercato prezza pienamente un rialzo dei tassi BCE a giugno, mentre per aprile la probabilità è stimata attorno al 66%. Le parole di Christine Lagarde, secondo cui la BCE è pronta ad agire “in modo deciso e rapido” qualora lo shock energetico dovesse determinare un superamento significativo dell’inflazione, non hanno aiutato il sentiment.
L’OCSE ha avvertito che la crisi in Medio Oriente porterà l’inflazione negli Stati Uniti al 4,2% nel 2026, il livello più alto tra i paesi del G7. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, le stime non sono più rassicuranti.
Cosa osservare oggi
La giornata di venerdì sarà probabilmente più movimentata del solito sul fronte macro. In Europa, gli investitori guarderanno ai dati sulle vendite al dettaglio nel Regno Unito, all’inflazione spagnola e all’occupazione in Francia.
Sui mercati, i titoli energetici come ENI e Saipem potrebbero frenare il rialzo della mattina se il petrolio dovesse scendere ulteriormente. I bancari, esposti all’andamento dei rendimenti sui BTP, restano un segmento da seguire con attenzione. Lo spread a 94 punti base è un livello che lascia poco margine di errore.
